Salute 14 maggio 2018

“Salute e benessere nelle città”, nasce nuovo intergruppo parlamentare. Pella (Forza Italia): «Portiamo nel Palazzo le esigenze degli amministratori»

Il deputato azzurro e Daniela Sbrollini (PD) i fondatori, numerose le adesioni. Tra gli obiettivi la battaglia per contrastare la carenza di medici nelle aree interne: «Servono incentivi per non lasciare sole le piccole realtà»

Mentre il Parlamento è bloccato dai veti incrociati dei partiti, qualcosa si muove all’interno del Palazzo. È il caso dei tanti parlamentari che hanno aderito all’intergruppo “Salute e benessere nelle città”, fondato dal deputato di Forza Italia e vicepresidente vicario dell’Anci, Roberto Pella, new entry a Montecitorio, e dalla senatrice Pd Daniela Sbrollini.  Un gruppo che si occuperà in  particolare di tutte quelle misure che coinvolgono comuni e enti locali in ambito sociale, sanitario e assistenziale, una voce che incide sempre di più sui bilanci comunali. «Cercheremo di coinvolgere colleghi amministratori, sindaci, assessori per renderli in qualche modo protagonisti non solo nell’iniziativa parlamentare ma nella stesura di quelle leggi che andranno a incidere su queste strategie», spiega a Sanità Informazione Roberto Pella.

Onorevole Pella, oltre a essere vicepresidente vicario dell’Anci e sindaco di Valdengo, ora è anche deputato e ha fondato un intergruppo parlamentare che si occupa di salute e benessere nelle città. Di cosa si occuperà?

«Sì, esatto. Oggi stiamo affrontando delle tematiche che sono fondamentali innanzitutto per la salute dei nostri cittadini che ogni giorno ci domandano tre cose: salute, sicurezza e lavoro. In secondo luogo anche perché si parla di costi che incidono fortemente sui bilanci dello Stato e delle Regioni, ma anche sui bilanci dei Comuni in ambito sociale. Per questa ragione ho voluto concretizzare il grande lavoro che Anci ha fatto nel corso di questi anni per portare in qualche modo all’interno del Palazzo quelle che sono delle proposte concrete che arrivano da chi vive quotidianamente questi problemi cioè i colleghi amministratori, sindaci, assessori per renderli in qualche modo protagonisti non solo nell’iniziativa parlamentare ma nella stesura di quelle leggi che andranno a incidere su queste strategie. Quindi la creazione di questo gruppo interparlamentare è una decisione che ho maturato insieme alla senatrice Sbrollini, anche lei impegnata in questi anni su queste tematiche, e quindi io, come deputato, e lei, come senatrice, abbiamo voluto costituire questo intergruppo parlamentare che ha raccolto nel giro di pochissimi giorni un’adesione ampia di colleghi a testimonianza che questi argomenti sono molto sentiti e questo credo che sia significativo perché attraverso esperti e tutti coloro con cui in questi anni stiamo collaborando come Associazione Nazionale Comuni Italiani, possa aiutare ad attuare queste strategie, renderle operative e concrete anche dal punto di vista delle scelte non solo del Parlamento ma anche per influenzare qualsiasi governo ci sarà».

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Un altro tema che anche l’ANCI ha affrontato è quello della carenza dei medici, soprattutto dei medici di famiglia. Sappiamo che nei prossimi cinque anni circa 40mila medici di famiglia andranno in pensione. Noi abbiamo intervistato anche sindaci dei piccoli comuni che lamentano la carenza di questa figura ormai sempre meno presente sui territori. Voi come ANCI pensate d’intervenire?

«Le devo dire che, soprattutto nei piccoli comuni delle aree interne, sono tre le figure particolarmente sentite vicino ai cittadini: il sindaco, il parroco e il medico. Quindi dobbiamo lavorare molto su questo. Anche perché il medico diventa ancora più importante del sindaco e del parroco quando poi si hanno dei problemi personali. Purtroppo oggi assistiamo a questo fenomeno che è un fenomeno che andava preso prima, una mancanza dei medici di base che caratterizza in modo particolare le aree interne anche perché molte volte non sono facilmente raggiungibili, sono un po’ scomode, magari c’è chi preferisce vivere nelle grandi città rispetto a quelle piccola. È un problema che non compete al ministero della Sanità ma credo che si integri perfettamente in quelle che sono le scelte strategiche dei territori e dei comuni e anche della vivibilità delle aree interne. Noi su questo stiamo cercando di fare un’azione in questo caso politica e amministrativa per sensibilizzare fortemente, magari incentivare medici che decidono di essere ancora di più missionari rispetto ad altri delle aree medie e delle aree grandi e di spingersi a venire a fare i medici di base in queste piccole realtà che sono fondamentali. Oggi abbiamo una popolazione che vive quasi per il 50% nelle aree metropolitane con una prospettiva anche italiana del 70% nel 2050 e che raggiunge quasi l’80% a livello mondiale. Credo che su questo va fatta un’azione: se noi salvaguardiamo le piccole aree, i territori montani, non solo c’è una maggiore qualità di vita ma nello stesso tempo miglioriamo quello che è l’assetto idrogeologico. Però per fare questo dobbiamo avere il presidio dei comuni, sindaci e parroci, ma dobbiamo ancor più avere il presidio dei medici di base, di chi in qualche modo salvaguardia la salute dei nostri cittadini che sono i medici di base. Credo che questa sia una battaglia alla quale noi stiamo tenendo, in modo particolare ci sta lavorando la Consulta dei piccoli comuni e quindi auspichiamo che con la formazione del nuovo governo possano esserci delle risposte concrete e sicuramente questo gruppo interparlamentare avrà anche il compito di sensibilizzare su questi argomenti. L’Italia è formata da 8mila comuni di cui ben 6mila con meno di 5mila abitanti e su questi oggi ricade il problema che lei mi ha posto».

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