Salute 15 novembre 2016

Osas, salgono costi e tempi d’attesa più lunghi. «Emergenza sovraffollamento ospedali si supera con la tecnologia»

L’opinione di Marco Brunori, odontostomatologo dell’ “Umberto I” di Roma, tra i maggiori esperti della sindrome: «Esistono apparecchiature innovative che possono essere utilizzate da casa e forniscono dati precisi e utili al medico per assegnare terapie efficaci»

Osas, il problema delle apnee notturne è una patologia seria, chi ne soffre può vedersi ridotta la durata di validità della patente di guida, dato che si calcola che oltre il 20% degli incidenti stradali sia causato dalla sonnolenza e che il 7% sia riconducibile proprio alle apnee ostruttive. Tuttavia Osas è una patologia ancora poco conosciuta, la diagnosi arriva spesso con ritardo e questo comporta, oltre a rischi per la salute, costi sanitari aggiuntivi per 2,9 miliardi solo in Italia. Per approfondire l’argomento Sanità Informazione ha intervistato Marco Brunori, Dirigente UOC Fisiopatologia e Riabilitazione Respiratoria Policlinico Umberto I.

L’Osas è una patologia sempre più diffusa, altissima incidenza soprattutto anche per quanto riguarda il Sistema Sanitario nazionale, si parla di costi che sfiorano i 3 miliardi di euro. Motivo in più per intervenire velocemente?

«Assolutamente sì e ricordiamoci che parliamo solo di casi diagnosticati come severi, ancora non sono chiare le direttive sulla medicina preventiva che dovrebbe trattare casi meno severi, ma potenzialmente a rischio. Ricordandoci che l’Osas è un fattore di rischio cardiovascolare, metabolico e sistemico, per cui questi costi sono probabilmente destinati ad aumentare».

Intanto immagino che uno dei problemi sia il sovraffollamento negli ospedali?

«Assolutamente sì, oggi le conoscenze sul sonno sia a livello accademico che assistenziale sono più diffuse ma è altrettanto vero che le politiche sanitarie non prendono in dovuta considerazione l’impatto assistenziale. Le liste di attesa sono davvero lunghe, inoltre possiamo trattare soltanto i pazienti con una presunta sindrome grave e manca qualsiasi strategia preventiva e questo è un messaggio che le autorità politiche e sanitari debbono prendere in debita considerazione. L’assistenza sanitaria per il sonno deve essere implementata».

Lei in prima linea in questa emergenza dipinge un quadro giustamente preoccupante, l’evoluzione della tecnologia più aiutare ad affrontare la situazione?

«Assolutamente sì, con le nuove strumentazioni possiamo fare dei monitoraggi cardio-respiratori di buona qualità a casa, in un ambiente comodo e familiare per il paziente che migliora la qualità del sonno con degli apparecchi che non hanno costi eccessivi».

Un altro problema connesso a questa patologia è quello degli incidenti stradali, abbiamo percentuali d’incidenza molto alte anche superiori al 7%, voi medici adesso per via delle nuove normative avete un ruolo importante anche nel rinnovo delle patenti?

«A livello europeo è passato il messaggio che avere una grave Osas è fattore di rischio per eventuali incidenti. Ai pazienti che ne soffrono non viene tolta la patente di guida ma è necessario dimostrare di seguire la terapia precisa che può essere la ventilazione meccanica con la CPAP o l’applicazione di un dispositivo di avanzamento della mandibola. Il medico ha indubbiamente un onere in più, quello di visitare frequentemente il paziente e attestare che sta seguendo la terapia e che questa sia efficace»

Io pensavo a professioni a rischio come quelle dell’autista, se non è diagnosticata questa patologia in che modo si può intervenire?

«Con la sensibilizzazione della classe medica che parte dalla formazione degli studenti, delle scuole di medicina e di odontoiatria. In questo senso stiamo facendo dei passi in avanti, è stata incentivata la formazione della classe medica con la sensibilizzazione sia della classe medica che della classe odontoiatrica»

A proposito della sensibilizzazione della classe medica molti suoi colleghi parlavano dell’importanza di sensibilizzare i medici di base che poi sono i primissimi ad avere un rapporto con il paziente?

«Assolutamente sì, ma questo parte dai programmi didattici delle scuole di medicina e odontoiatria che formeranno i futuri medici di medicina generale che sono medici come tutti gli altri e che oltre agli aggiornamenti doverosi, in tutti i campi del sapere medico dalla cardiologia alla pneumologia alla medicina interna debbono sicuramente essere formati anche sotto il profilo della medicina del sonno»

Per saperne di più leggi anche Un allarme sociale chiamato OSAS. Apnee del sonno, medici tenuti a segnalazione per rinnovo patente

Nei prossimi numeri di Sanità Informazione saranno presenti ulteriori approfondimenti sulla patologia OSAS.
Per partecipare al dibattito, fare domande o dare risposte, scrivere una email all’indirizzo redazione@sanitainformazione.it

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