Salute 21 giugno 2018

Nanomedicine Roma 2018, Molinari (Iss): «Dall’ingegneria tissutale al drug delivery: le nanotecnologie “al servizio” della medicina»

«Biopolimeri in grado di dirigere la ricostruzione dei nervi, minuscole piattaforme che si assemblano e si separano al variare della temperatura o del ph del tessuto, nano vettori per il rilascio sito specifico di farmaci». Con Agnese Molinari, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità, le innovazioni presentate a “Nanomedicine Roma 2018”

di Isabella Faggiano
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Metodi di diagnosi e di cura basati su nanoparticelle capaci di raggiungere il bersaglio della malattia in modo preciso ed efficace. È questo il terreno di gioco della nanomedicina, l’applicazione delle più innovative frontiere nanotecnologiche al campo medico. Progressi della scienza che permettono di controllare la materia su scale dimensionali ridottissime. Ma quanto sono piccole queste dimensioni? «Un nanometro è la miliardesima parte di un metro», ha spiegato Agnese Molinari, ricercatrice nel National Centre for Drug Research and Evaluation dell’Istituto Superiore di Sanità.

Ed è proprio il suo essere infinitamente piccolo a fare la differenza: «Una sostanza chimica o un biomateriale che ha questa particolare nano dimensione – ha specificato la ricercatrice – acquisisce delle proprietà di alta reattività con i sistemi biologici. Un risultato grazie al quale si possono ottenere miglioramenti in ogni ambito medico, dalle terapie, alla diagnostica, fino alla teranostica (l’integrazione di un metodo diagnostico con uno specifico intervento terapeutico, ndr)».

Negli ultimi 20 anni la nanomedicina ha compiuto passi da gigante, «tanto che oggi – ha spiegato Agnese Molinari – possiamo contare sull’utilizzo di numerosi nanofarmaci. Quelli finora approvati sono per la maggior parte oncologici – ha continuato la ricercatrice – ma di recente stiamo assistendo ad un grandissimo sviluppo anche nell’ambito dell’ingegneria tissutale». La ricreazione e la riparazione di tessuti e organi danneggiati, attraverso le nanotecnologie, è stato uno degli argomenti al centro di “Nanomedicine Rome 2018”, l’evento della Capitale  che ha messo a confronto gli ultimi studi in materia di esperti nazionali ed internazionali.

«Durante il Congresso – ha continuato Agnese Molinari, coordinatrice di “Nanomedicine Rome 2018” – sono state illustrate le potenzialità di biopolimeri in grado di dirigere la ricostruzione dei nervi. Un risultato molto importante soprattutto nel caso di danneggiamenti del midollo spinale».

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Aldilà delle più recenti novità, esistono degli utilizzi già consolidati della nanomedicina: «Nel campo della diagnostica – ha detto la ricercatrice – è possibile aumentare i livelli di sensibilità degli agenti di contrasto e quindi migliorare l’acquisizione nell’imaging in campo biomedico».

«In ambito terapeutico i principali vantaggi riguardano soprattutto il settore del drug delivery (la somministrazione di farmaci tramite l’impianto o l’iniezione di sistemi a rilascio controllato detti Nanosistemi, ndr). Nella terapia anti-tumorale, ad esempio – ha spiegato Agnese Molinari – per raggiungere una concentrazione di medicinale efficace si è costretti ad aumentare di molto il livello del farmaco somministrato, perché solo una piccola dose di quella totale raggiunge il sito tumorale».

Qual è, dunque, il vantaggio di utilizzare la nanotecnologia? «Quando un farmaco viene intrappolato in un nano vettore – ha detto la ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità – acquisisce la cosiddetta farmacocinetica del nano vettore stesso». Non si tratta di sperimentazioni, ma di realtà cliniche già consolidate: «Una delle più importanti applicazioni in terapia è la veicolazione di un noto farmaco antitumorale: la doxorubicina in formulazioni liposomiali (le molecole del farmaco sono “incapsulate” in particelle grasse dette liposomi). Il vantaggio è che si ottiene una somministrazione sito specifica: il farmaco veicolato raggiunge un’alta concentrazione nel sito tumorale, risparmiando i tessuti normali circostanti e limitandone fortemente gli effetti collaterali. Nel caso della doxorubicina, riduce al minimo la cardiotossicità».

E anche in ambito terapeutico si aprono nuove frontiere. «Sono state presentate delle “curiose” piattaforme nanotecnologiche in grado di assemblarsi e disassemblarsi a seconda delle condizioni di temperatura o di ph del tessuto. Una proprietà – ha sottolineato la ricercatrice – che permette di monitorare il rilascio di un farmaco, aumentando o diminuendone la quantità in un preciso momento, a seconda delle esigenze terapeutiche».

Cure e diagnosi così precise e mirate da destare meraviglia. Cosa ci aspetta nel futuro? La nanomedicina finirà mai di sorprenderci? La ricercatrice è convinta di no: «Ci saranno sempre novità all’orizzonte – ha detto – proprio questo confronto tra esperti di tutto il mondo ha mostrato come la nanotecnologia sia altamente versatile. La nanomedicina – ha concluso Molinari – è solo una parte delle nanotecnologie. Le sue possibili applicazioni sono talmente tante che potrebbero superare la stessa fantasia».

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