Salute 22 febbraio 2017

Lorenzin: «San Camillo, la legge non prevede selezione». Lavra (OMCeO Roma): «Obiezione, diritto fondamentale»

«E’ evidente che abbiamo una legge, che non prevede questo tipo di selezione. Prevede invece la possibilita’, qualora una struttura abbia problemi di fabbisogno, per quanto riguarda singoli specifici servizi, di poter chiedere alla regione di attingere anche in mobilita’ da altro personale»: lo ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorezin riferendosi al concorso […]

«E’ evidente che abbiamo una legge, che non prevede questo tipo di selezione. Prevede invece la possibilita’, qualora una struttura abbia problemi di fabbisogno, per quanto riguarda singoli specifici servizi, di poter chiedere alla regione di attingere anche in mobilita’ da altro personale»: lo ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorezin riferendosi al concorso del San Camillo di Roma per l’assunzione di medici non obiettori per l’aborto. Lorenzin ha ribadito che l’obiezione di coscienza e’ rispettata».

«Non bisogna esprimere pensieri, ma semplicemente rispettare la legge, in cui l’obiezione di coscienza e’ rispettata nel nostro Paese. Tra l’altro quando si fanno assunzioni e concorsi non mi risulta che ci siano parametri che vengono richiesti», ha aggiunto il ministro a margine di un incontro a Bruxelles.

«Prevedere un concorso soltanto per non obiettori di coscienza ha il significato di discriminazione di chi esercita un diritto sancito dalla bioetica e dalla deontologia medica», questo il preoccupato commento di Giuseppe Lavra, presidente dell’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma, all’iniziativa presa presso l’Ospedale San Camillo della Capitale.

«Soltanto ragioni superiori potrebbero consentire di superare il diritto fondamentale di invocare legittimamente l’obiezione di coscienza in determinate situazioni. Ma queste ragioni “superiori” non ci risulta esistano», rileva il presidente dei camici bianchi di Roma. «Infatti, non risulta che i servizi di IVG, nel rispetto della legislazione, non siano mai stati assicurati nell’azienda Sanitaria pubblica. Inoltre, ove si verificassero difficoltà ad assicurare il servizio in questione si avrebbero numerosi strumenti normativi di carattere flessibile, che, utilizzati, potrebbero tranquillamente superare tali ipotetiche difficoltà».

«Il fatto che si ricorra invece a una tale forzatura gestionale e amministrativa, conculcando un diritto inalienabile, allarma chi ha il dovere di tutelare la professione medica nei suoi aspetti fondamentali della bioetica e della deontologia che sono ad esclusiva garanzia della comunità sociale – prosegue Lavra -.Pertanto, come Ordine chiedo al presidente della Regione Lazio di revocare l’atto iniquo. Nutro rispetto per la figura istituzionale del Presidente Nicola Zingaretti, verso il quale ho una mia personale opinione positiva, ma temo che in questa occasione possa essere stato mal consigliato.  Al contempo chiedo anche che al Comitato Centrale della nostra Federazione nazionale, la FNOMCEO, di pronunciarsi ufficialmente su questa vicenda».

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