Salute 26 agosto 2014

I Medici Stranieri in prima linea per una sanità multietnica

Il prof. Aodi, presidente AMSI: “Già abbattute molte frontiere, ma ora si punta a sciogliere il nodo dei concorsi”

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La nuova società globale e multietnica offre un ventaglio di opportunità: dalla possibilità, per tutti i professionisti, di cogliere allettanti prospettive lontano dai propri Paesi d’origine, ad uno scambio culturale tout court che, per essere costruttivo, dovrebbe coinvolgere ogni aspetto della realtà sociale.

In ambito sanitario, ad esempio, quali sono gli ultimi baluardi che ancora ostacolano questo processo? Cosa si sta facendo per abbatterli? Lo abbiamo chiesto al prof. Foad Aodi, presidente di AMSI, l’Associazione Medici Stranieri in Italia.

Quali sono, ad oggi, le problematiche dai voi più sentite?
Quando abbiamo fondato l’AMSI, nel 2000, i medici stranieri in Italia non potevano iscriversi all’Ordine, oltre ad esserci disparità tra coloro già in possesso della cittadinanza italiana e chi era ancora in attesa. Oggi, grazie alla collaborazione della FNOMCeO, delle istituzioni, e del nostro punto d’ascolto “Sportello AMSI”, molte questioni sono risolte. Resta il nodo dei concorsi, a cui i medici di origine straniera in attesa di cittadinanza – pur pagando le tasse e regolarmente iscritti all’Ordine – non possono partecipare. Si tratta di medici di “serie A” come quelli italiani: è ingiusto che siano penalizzati. La buona notizia, però, è che da settembre i bandi si apriranno per i medici dotati di una carta di soggiorno. Il nostro obiettivo è risolvere la questione dei medici stranieri valorizzando lo scambio socio-sanitario con i colleghi italiani.

AMSI è una realtà molto attiva: in che modo cerca di essere più vicina ai suoi medici associati?
Lavorando fianco a fianco con l’Ordine, ad esempio. L’ultima novità  – realizzata anche grazie alla collaborazione del presidente dell’OMCeO di Roma, Roberto Lala – è un manifesto unitario firmato dall’attuale Consiglio dell’Ordine e da vari esponenti del mondo della sanità. In questi anni, inoltre, abbiamo puntato molto sull’aggiornamento professionale, tenendo più di 380 convegni interdisciplinari ed internazionali.

Nel vostro percorso di vicinanza e sostegno agli associati, gli accordi stretti con diverse realtà giocano un ruolo importante?
Sì, di recente ad esempio abbiamo stretto un accordo con Consulcesi, ed ora i nostri medici ora sanno di poter contare su una realtà che difende i loro diritti, e che va di pari passo con la tutela di tutti i professionisti che operano nella sanità. Siamo molto contenti di aver stretto questa convenzione, animati dallo stesso spirito con cui due anni fa abbiamo fondato “Uniti per Unire”: una realtà vicina a tutti i professionisti, non solo sanitari, di origine straniera in Italia.

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