Salute 15 marzo 2018

Giornata Internazionale del Sonno, Leonardo Calò (Policlinico Casilino): «Fondamentale prevenire disturbi per vivere meglio»

L’organismo umano ha bisogno di dormire bene e prepararsi alla giornata successiva. Ma sono tante le patologie che minano la qualità del sonno: dalle insonnie alle apnee notturne. Il Professor Calò: «Ben vengano nuove tecnologie che ci permettono di effettuare diagnosi veloci ed accurate»

Passiamo un terzo della nostra esistenza a dormire e la qualità del sonno può influire direttamente sulla qualità della nostra vita. Per questo il 16 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale del Sonno. Un’occasione in cui fare il punto sullo stato dell’arte della medicina e della ricerca in questo campo, nonché per sensibilizzare quanta più gente possibile sui disturbi che rendono questa fase di “recupero”, fondamentale nella giornata (e nella vita) di tutti, molto meno efficace. Ne abbiamo parlato con il Professor Calò, Cardiologo del Policlinico Casilino di Roma.

Professor Calò, quanto è importante dormire bene?

«Dormire è un terzo della nostra vita. Chi dorme correttamente è una persona che sta bene durante il giorno, ha un minor grado di ansia e vive più felice. Difatti, durante la notte riforniamo le nostre cellule in maniera adeguata di melatonina. L’esposizione a fonti luminose notturne e gli ambienti artificiali influenzano molto negativamente il nostro sonno. In aggiunta, esistono disabitudini alimentari radicate nella nostra società che ci portano a dormire male. Chi riesce ancora a conservare una buona qualità del sonno ha delle ottime performance nella sua vita personale, lavorativa ed affettiva. Riesce dunque a vivere bene e non in uno stato di depressione».

Quanto influisce sulla qualità del sonno anche la grande esposizione che abbiamo agli schermi di Pc, smartphone e tablet?

«Da un punto di vista pratico, dobbiamo tener presente che questa situazione purtroppo ci distrugge la vita. Vivere con le luci artificiali di Computer e device mobili ci fa molto male e non ci permette di dormire bene. Dobbiamo pensare che l’esposizione migliore sarebbe quella che va in sinergia con la luce solare: dovremmo insomma andare a dormire quando fa buio e svegliarci all’alba. Questo perché è la luce solare che trasforma la melatonina in serotonina, che è l’ormone della felicità. Se ci svegliassimo alle 5 o 6 di mattina e vivessimo in simbiosi con la luce esterna, evitando dunque quelle artificiali, compresi gli schermi retroilluminati di smartphone e tablet, vivremmo sicuramente meglio».

Quali sono le patologie e i disturbi più gravi che si possono avere durante il sonno?

«Esistono varie forme d’insonnia: l’insonnia da addormentamento, l’insonnia al risveglio, tipica di soggetti che possono essere depressi. Esistono però anche problematiche più importanti, ovvero le apnee. Queste incidono molto negativamente e addirittura esistono diversi studi, almeno in ambito cardiologico, che hanno documentato come le apnee, soprattutto quelle importanti, possono avere effetti negativi in termini di mortalità cardiovascolare, nel peggiorare stati di ipertensione e nel favorire aritmie, come fibrillazioni atriali e aritmie ventricolari. Per cui le apnee notturne hanno un impatto molto negativo, in quanto non solo chi ne soffre è più portato ad addormentarsi anche di giorno, ma questa patologia ha anche un impatto in termini di rischio cardiovascolare».

La Sindrome delle Apnee Notturne è una patologia molto sottovalutata. Cosa si può fare per combatterla? Che tecnologie si sono sviluppate in questi ultimi anni per prevenire, diagnosticare e magari anche per curare?

«L’OSAS è una patologia sottovalutata perché sottostimata. In realtà è molto più frequente di quanto si pensi perché è difficile fare accertamenti. Per cui il vero futuro è rappresentato dall’utilizzo di strumenti che consentono di effettuare screening nella maniera più semplice possibile. E questo vale tanto in cardiologia quanto in tutte le altre branche della medicina. Un conto è essere iperdettagliati, iperprecisi. Un conto è invece ottenere le informazioni basiche su quella che è la qualità del sonno di un soggetto. Io porto sempre come esempio il fatto che vogliamo studiare la parte elettrica del cuore con uno studio elettrofisiologico: un tipo di studio invasivo, in cui si entra direttamente nel cuore per vedere le aritmie. Ma banalmente un “Holter delle 24 ore”, ovvero un test molto meno invasivo, ci dà informazioni basiche che ci possono aiutare a capire le caratteristiche del soggetto e spingerci, se è il caso, a studiare il tutto in maniera più approfondita. Dobbiamo infatti tener conto che molte persone non hanno necessità di fare studi approfonditi. Ad esempio esistono pazienti che hanno forme di apnee lievi, in cui basta semplicemente dare buoni consigli. In altri casi, se vediamo apnee più severe, si può pensare di fare successivamente approfondimenti più consistenti. Per cui ben vengano tutte quelle tecnologie che stanno emergendo e che sono state messe a nostra disposizione per consentirci di effettuare diagnosi corrette di apnee notturne».

 

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