Salute 9 dicembre 2015

«Esportiamo le nostre competenze». Un modello europeo contro le pandemie

Al Parlamento europeo arriva l’allerta di Ignazio Corrao, Presidente Commissione Sviluppo e Diritti Umani: «Formazione e informazione e sui vaccini campagne di consapevolezza e confronto»

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Cooperazione e sviluppo. Un paradigma vincente nella gestione della più grande emergenza sanitaria dell’ultimo decennio, l’epidemia di Ebola, ma anche un modello applicabile a qualsiasi altra pandemia che il mondo si troverà a fronteggiare.


Tanto per cominciare, il virus Ebola muta continuamente e – secondo gli esperti – prima o poi tornerà a minacciarci. Lo stesso premier Renzi, alla conferenza degli ambasciatori dello scorso luglio, ha sottolineato il fatto che le pandemie ci sono e ci saranno.  Ciò che conta è se e quanto il mondo è preparato ad affrontarle. La formazione del personale è stata protagonista, oltre che sul campo, anche sul grande schermo, grazie al film “e-bola”, presentato alla recente Festa del cinema di Roma. Un progetto che ha messo in luce l’esigenza di un coordinamento internazionale e di una formazione tecnologicamente avanzata. Sanità informazione, sul tema, ha intervistato a Bruxelles Ignazio Corrao (M5S – EFDD), presidente della Commissione Sviluppo e Diritti Umani al Parlamento europeo.

«Questo approfondimento su Ebola arriva al momento giusto – commenta Corrao -. Durante una nostra recente missione in Sierra Leone abbiamo avuto modo di vedere come è stata affrontata la crisi durante il picco, come erano organizzate le strutture sanitarie, purtroppo molto carenti, e l’efficienza in cui le organizzazioni internazionali hanno contribuito a fronteggiare l’emergenza. La Sierra Leone, come gli altri Paesi in quella fascia, non hanno avuto solo Ebola ma sono costantemente in balìa di ogni emergenza igienico-sanitaria. La formazione è qualcosa di fondamentale. È vero che in Sierra Leone mancavano gli strumenti tecnici, strutture e infrastrutture – osserva Corrao – ma ciò di cui più si sentiva la carenza era una formazione adeguata. È questo il motivo per cui siamo in contatto con le autorità africane, per investire affinché il personale interno sia in grado di sopperire alla mancanza di fondi esterni e di affrontare emergenza come quella vissuta con l’Ebola».

La chiave di volta nella prevenzione, però, sembra risiedere proprio nel comune sentire della popolazione. Epidemie banali e a noi molto vicine rischiano di trasformarsi in qualcosa di grave a causa della recente diffidenza verso i vaccini, dovuta a un problema di informazione e comunicazione tra medico e paziente, nonostante il ministro Lorenzin e il presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, Walter Ricciardi, abbiano sottolineato l’importanza dello strumento vaccinale…
«In Italia, paese industrializzato e occidentale, sulle vaccinazioni ancora non c’è sufficiente informazione e quindi consapevolezza. Da un lato c’è l’interesse delle grandi multinazionali del farmaco, dall’altro c’è la necessità di tutelare la salute. Il tema è stato lasciato all’organizzazione governativa e agli interessi economici di qualche colosso. Sarebbe giusto – conclude Corrao – prima di decidere cosa va fatto e cosa no, iniziare una campagna concreta di informazione e dibattito per una soluzione ragionevole e condivisa dai cittadini italiani ed europei».

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