Salute 5 maggio 2015

Esami inappropriati: che succede dopo l’altolà della Lorenzin alla responsabilità patrimoniale

Il Ministro boccia l’emendamento delle Regioni: i medici scampano al rischio di dover pagare di tasca propria per le prescrizioni inappropriate, ma ora chiedono di puntare sulla formazione

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Niente responsabilità patrimoniale per i medici nel caso in cui abbiano prescritto ai pazienti esami inappropriati.

Il ministro della Salute era contrario all’idea esposta giorni fa dall’assessore siciliano Lucia Borsellino, così come lo erano anche i principali enti e sindacati medici italiani, e per questo la vicenda non ha avuto seguito. L’emendamento avrebbe dovuto essere discusso nella conferenza Stato-Regioni – rinviata più volte – ma il veto della Lorenzin ha bloccato un’idea che avrebbe potuto incidere anche pesantemente sul patrimonio dei camici bianchi, sui quali già pesano varie tegole.

Il provvedimento mirava chiaramente a combattere – o almeno limitare – il problema degli sprechi in sanità legati alla cosiddetta “medicina difensiva”. Un problema reale ma che secondo il mondo medico andrebbe affrontato in altra maniera (ad esempio con maggiori investimenti in preparazione e aggiornamento professionale). Il crescente numero di denunce per presunti episodi di malpractice e l’aumento dei prezzi delle polizze, arrivati a livelli addirittura proibitivi per alcune specializzazioni mediche, ha infatti generato negli ultimi anni un grande aumento della spesa pubblica per finanziare controlli, esami e prescrizioni inutili ai fini dell’esito della terapia, ma necessari per dimostrare, nel caso di denuncia da parte di un paziente, di aver fatto tutto il necessario per curarlo al meglio. In sostanza, con una proposta del genere il professionista si troverebbe in bilico su una corda molto sottile: un esame in meno del necessario comporterebbe il serio rischio per un operatore sanitario di vedersi condannato nel caso di errore medico; con uno in più, lo stesso potrebbe pagare di tasca propria. È per questo che tutto il mondo medico ha alzato gli scudi.

Il presidente di Cimo, Riccardo Cassi, ha ad esempio visto di buon occhio “la risposta ferma e decisa del ministro Lorenzin. Non possiamo più accettare – continua Cassi – la logica delle Regioni che invece di tagliare sugli sprechi, che sono sotto gli occhi di tutti, scelgono di tagliare i servizi sanitari ai cittadini e di far ricadere sacrifici ed oneri sui medici”. “La proposta di introdurre la responsabilità patrimoniale per i medici in caso di prescrizioni inappropriate – ha spiegato invece Giacomo Milillo, Segretario Nazionale Fimmg – rende sempre più evidente come, al di là dei virtuosismi di singole amministrazioni, la Conferenza delle Regioni sia assolutamente incapace di garantire una buona assistenza. La sua attenzione è concentrata esclusivamente su aspetti ragionieristici e non è in grado di formulare proposte che migliorino in prospettiva il Sistema sanitario e lo rendano sostenibile”. Contento per la risposta del ministro anche Giampietro Chiamenti, Presidente Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP): “È assolutamente necessario un intervento chiaro del Governo a fronte di proposte, arrivate dalle Regioni, che rischiano di minare i capisaldi su cui si fonda il nostro Servizio Sanitario Nazionale”.

Anche l’Istituto Bruno Leoni boccia, in conclusione, la proposta: “Al momento di prescrivere o meno un determinato farmaco o una determinata terapia – evidenzia l’Istituto in un Draft paper curato da Giacomo Lev Mannheimer – i medici si ritroverebbero a dover badare non solo al principio di ‘scienza e coscienza’ che dovrebbe informarne l’operato, ma anche alle esigenze di bilancio e alle indicazioni terapeutiche fornite loro, più o meno direttamente, da regioni e Asl, con il rischio di incorrere in sanzioni qualora decidessero di non rispettarle”.

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