Salute 7 dicembre 2017

ECM, la proposta dell’esperta di formazione: «Paghiamo i medici per ogni credito acquisito» 

La dottoressa Nunzia Scariati, Presidente dell’Associazione “Coach and Lean”, spiega ai nostri microfoni come rendere remunerativo l’obbligo formativo: «Ricavi delle Aziende da redistribuire tra i dipendenti in regola»

«Pagare i medici per ogni credito ECM acquisito nel corso del triennio formativo». Una proposta destinata a far discutere e, una volta attuata, potrebbe rappresentare la svolta nella formazione continua in medicina. Perché non bastano i meccanismi premiali che si attivano per chi risulta in regola, come «la possibilità di essere inseriti all’interno nell’elenco dei direttori di strutture complesse, la riduzione dei costi del contenzioso e delle assicurazioni, e così via». Se si è resa necessaria una proroga per permettere a tutti i medici che non lo avevano fatto di completare il percorso formativo, è perché non tutti gli operatori sanitari hanno voluto (o potuto) raccogliere 150 crediti nel triennio 2014-2016. In questo senso, forse, l’idea di poter monetizzare i corsi frequentati può rappresentare lo stimolo che mancava. La Dottoressa Nunzia Scariati, Presidente di “Coach and Lean” (associazione che mira a «diffondere una cultura della responsabilità per implementare comportamenti efficaci in termini di riduzione dei costi e degli sprechi»), spiega dunque nei dettagli ai nostri microfoni come funziona il meccanismo e quali effetti positivi può avere nei confronti del professionista, dell’azienda e del paziente.

Dottoressa Scariati, siamo al Forum Risk Management di Firenze, dove lei è intervenuta per esporre un progetto rivoluzionario. Ce ne può parlare?

«La problematica principale tra quelle riscontrabili all’interno della best pratice è quella legata all’intenzione di allontanare l’idea in capo al professionista che i crediti formativi non siano importanti. Per questo abbiamo fatto un lavoro di formazione e di diffusione di informazioni legate ai vantaggi di farsi trovare in regola con l’obbligo. Per fare qualche esempio, chi ha assolto l’obbligo formativo ha la possibilità di essere inserito all’interno dell’elenco dei direttori di strutture complesse, consentendo automaticamente all’azienda di appartenenza di mantenere i requisiti ai fini dell’accreditamento. Ci sono inoltre una serie di vantaggi, come quelli legati alla riduzione dei costi del contenzioso, delle assicurazioni e quant’altro. La formazione ECM consente dunque al singolo professionista anche un avanzamento di qualifica, per cui anche in termini economici abbiamo una serie di ritorni positivi».

Per quale motivo avete dato un valore economico ai corsi?

«Fino ad oggi in Italia non è stata mai fatta una cosa del genere. Abbiamo voluto dare un valore economico in relazione alla tipologia di interventi. Mi spiego meglio. Un’ora di formazione residenziale o FAD, sotto la tipologia principale didattica, può avere un peso, un valore che noi abbiamo individuato in 10 euro per ogni credito formativo partendo dal presupposto che un credito equivale ad un’ora di studio. Ma laddove la tipologia di intervento formativo aumenti in termini qualitativi, come ad esempio nelle attività di tutoraggio, il valore economico non può che aumentare ed entrare in un range che nella nostra stima va dai 30 ai 50 fino agli 80 euro. Naturalmente si tratta di una stima, una perizia che viene realizzata da personale qualificato che prende in considerazione il costo base del lavoro e come risultato finale dà la possibilità alle aziende di inserire la perizia in bilancio, sotto forma di ricavo. Questo ricavo può poi essere distribuito ai dipendenti attraverso premi di produttività, per cui riusciamo ad implementare, gestire e mantenere i sistemi premianti attraverso premi di produzione, riuscendo naturalmente ad equilibrare la gestione dei costi e le aspettative sui ricavi senza alterare il costo del lavoro. Questo rappresenta un elemento principale per le aziende da un punto di vista economico e di gestione di un risparmio che, fatti tutti i calcoli, diventa considerevole. Parliamo di cifre importanti che l’azienda ha la possibilità di distribuire sotto forma di premi a tutti gli operatori sanitari che hanno dato un contributo in termini di miglioramento e supporto a quella che è la prestazione, per cui si parla di ottimizzazione della prestazione professionale».

Diceva che sono pochi i medici che sanno della proroga e che questo è un peccato.

«Esatto. Abbiamo dato vita ad un grande progetto di informazione attraverso l’associazione di coaching di cui sono il Presidente. Sui crediti ECM esiste un comunicato da parte della Commissione Nazionale in Medicina, datato 22 dicembre 2016, legato al completamento dell’obbligo formativo e che dava la possibilità a tutti gli operatori sanitari soggetti all’acquisizione dei crediti ECM di completare il soddisfacimento dell’obbligo entro il 31 dicembre 2017. Abbiamo notato che c’è stata poca informazione su elementi così importanti per il Servizio sanitario. Per cui il mio invito, naturalmente, è quello di iscriversi al Cogeaps, che è l’organo operativo per quanto riguarda la raccolta dei crediti ECM da parte dei provider accreditati a livello regionale e recuperare l’attuale debito formativo mancante, e quindi mettersi in regola nel triennio passato. Il professionista ha, ad esempio, la possibilità di prendere i crediti raccolti nel 2017 e di spostarli nel triennio precedente. Poi esistono gli organi competenti, come il Cogeaps, gli ordini professionali, le associazioni di appartenenza, che senza dubbio dovrebbero dare un contributo aggiuntivo anche in termini di informazione, perché sappiamo benissimo che il non soddisfacimento dell’obbligo formativo comporta sanzioni disciplinari ed economiche. Per cui perché non utilizzare fino in fondo questa proroga? Porta solo vantaggi e non costa nulla».


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