Salute 3 ottobre 2014

Chi controlla le App che tengono il polso della nostra salute?

Le nuove tecnologie applicate al campo medico confermano le loro potenzialità, ma cresce l’esigenza di un ente certificatore. Una sfida raccolta dall’IMAB

Tutti i dati confluiranno nella app Salute di Apple, fornendo un quadro completo per l’utente che a sua volta può condividerlo con il medico. Stando alle indiscrezioni, a Cupertino si starebbe lavorando per portare l’HealthKit negli ospedali. L’obiettivo sarebbe creare una sorta di hub dei dati sanitari raccolti che, con l’autorizzazione degli utenti, consentirebbe ai medici di tenere sotto controllo le condizioni dei pazienti tra una visita e l’altra.

Sarebbe un salto di qualità notevole per una sanità che ha già sperimentato, compreso e apprezzato le straordinarie potenzialità delle nuove tecnologie ed in particolare delle App: è ormai assodato che migliorano la qualità dei servizi, supportano i professionisti e garantiscono quei risparmi che tutte le amministrazioni pubbliche rincorrono in tempi di spending review. Anche l’Italia, soprattutto da quando ha assunto la presidenza del Consiglio della Ue, sta “azionando”  la leva della sanità elettronica, non solo organizzando conferenze sull’E-Health, ma sviluppando una sfilza di progetti digitali.

Una politica necessaria – non solo ovviamente per l’Italia –  per stare al passo con i tempi e con un mercato che si sta espandendo in maniera inarrestabile su scala mondiale. Una crescita difficile da monitorare, ma che è necessario tenere sotto controllo certificando le applicazioni. Questo è il presupposto che anima l’azione dell’International Medical App Bureau (IMAB). Un’organizzazione internazionale indipendente, nata  proprio con l’obiettivo di fornire una certificazione autorevole alle App sviluppate in ambito medico. Questo compito è affidato ad un Comitato scientifico composto da personalità di caratura internazionale provenienti dal mondo della Sanità e dell’Università. L’Imab opera tra Roma, Lugano e Londra e – anche in virtù di questa sua trasversalità – costituisce, ad oggi, il primo organo certificatore, sia pubblico che privato, in Europa.

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