Salute 11 maggio 2016

«Dai medici altruismo senza confini. Nasce il progetto Sanità di Frontiera»

L’Osservatorio Internazionale della Salute e Consulcesi Onlus lanciano una grande iniziativa che unisce solidarietà, ricerca e formazione

Sono i giovani medici, oggi, a insegnare tanto a noi veterani». E’ un messaggio di speranza, che parla forte e chiaro al di là dei meri dati statistici, quello emerso durante la presentazione dell’indagine sui giovani medici “Chi ci curerà nel 2020?” ad opera dell’Osservatorio Internazionale della Salute in collaborazione con OMCeO Roma, Fimmg Lazio, Cimo e Consulcesi.

Coloro che ci cureranno domani, infatti, chiedono oggi di essere maggiormente formati sul piano etico e deontologico, oltre che sulla stretta pratica clinica.
Prendendo spunto dal forte profilo di impegno sociale, rivelatosi anche attraverso una grande propensione al volontariato da parte dei medici, l’Osservatorio ha annunciato il suo prossimo ambizioso progetto: Sanità di Frontiera. La ricerca-azione, metodologia distintiva di Ois, si sposta sul campo per stabilire una presenza costante di medici e operatori sanitari in quelle terre dove i fenomeni migratori sono più importanti.

Il progetto si propone di studiare una metodologia sanitaria globale fornendo una informazione corretta sulle patologie della popolazione migrante per prevenire e mappare potenziali pandemie e ridimensionare le strumentalizzazioni improprie su ogni allarme socio-sanitario. L’esperienza garantirà a tutti i medici coinvolti, italiani e stranieri, sotto la guida di esperti e mediatori culturali, un periodo di formazione ECM. Sanità informazione ne ha parlato con il Presidente del Comitato Scientifico di Ois, il professor Giovanni Petrella: «Dai numeri statistici raccolti dal nostro Osservatorio – spiega Petrella – deve scaturire un’azione che possa accompagnare l’impegno sociale dei nostri camici bianchi: è necessario coordinare i medici sul territorio nelle zone di frontiera. Ois, insieme a Consulcesi Onlus, sostiene il progetto “Sanità di Frontiera”, che partirà operativamente ad ottobre e che ha già trovato la collaborazione di diversi OMCeO e l’interesse dei Ministeri della Salute e dell’Interno. C’è un dato allarmante: solo quest’anno, 80mila minorenni sono arrivati in Italia senza genitori. Con i nostri professionisti andremo a lavorare sul campo e offriremo un primo soccorso e, successivamente, verranno attivati dei centri specializzati con una rete di disponibilità in tempo reale».

«Al progetto arriva da subito il pieno appoggio dell’AMSI, l’Associazione Medici Stranieri in Italia – afferma il suo presidente Foad Aodi –. L’Italia, in questo senso, sta dando lezioni di altruismo senza confini a quell’Europa che invece nel frattempo alza barriere. Noi medici stranieri in Italia sosteniamo il progetto “Sanità di Frontiera” e siamo pronti a supportarlo nella fase operativa. I medici per vocazione professionale, da sempre e in tutto il mondo, sono aperti al dialogo, all’ascolto e alla cura di ogni essere umano. Loro più e meglio di altri possono abbattere i muri della diffidenza e della paura».

«Dall’indagine è emerso che i giovani medici impegnati nel sociale e che quindi praticano o vogliono praticare attività di volontariato trovano più facilmente lavoro – commentaMassimo Tortorella, presidente di Consulcesi Group -. In questo momento storico, in cui è forte il dramma che si consuma alle frontiere e nei campi profughi, questa iniziativa, finanziata dal nostro gruppo, vuole coniugare l’impegno in favore dei giovani medici, cui da sempre siamo vicini, con quello in favore di un mondo senza più muri né barriere».

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