Salute 13 settembre 2016

BancomHeart, Gulizia (ANMCO): «Una card con i dati del cuore per italiani e migranti»

Contro le malattie cardiache, prima causa di morte in Italia e tra le patologie più frequenti riscontrate nei migranti in arrivo nel nostro Paese, nasce il progetto BancomHeart: una card che contiene tutti i dati sulla salute del cuore necessari per una corretta e tempestiva assistenza. Intervista a Michele Gulizia, presidente Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e promotore dell’iniziativa

Sembra proprio un bancomat, ma non contiene soldi bensì informazioni fondamentali sulla salute del nostro cuore. Si chiama “BancomHeart”, ed è una card contenente tutti i dati necessari per una tempestiva assistenza cardiologica in caso di necessità. Il progetto, di cui si è parlato a Roma nell’ambito del congresso Esc, il prestigioso raduno degli iscritti alla European Society of Cardiology, riguarda non solo gli italiani, ma anche i migranti che giungono nel nostro Paese. Abbiamo chiesto a Michele Gulizia, presidente di ANMCO, l’associazione dei cardiologi ospedalieri e promotore dell’iniziativa, di illustrarcene i contenuti.

«La popolazione migrante non cerca solo lavoro e stabilità ma anche assistenza sanitaria. I migranti vengono soprattutto da quei Paesi confinanti sul nostro bacino del Mediterraneo e sono accomunati da alcune problematiche: l’endocardite, le infezioni e la prevenzione cardiovascolare che in quelle zone, di fatto, non esiste».

Lei è anche promotore di un progetto molto importante e sta girando il Mediterraneo per esportarlo. Ce ne parli.

«Sì, è la Banca del Cuore, questa cassaforte digitale di dati sanitari che contiene anche l’elettrocardiogramma e una breve anamnesi del soggetto. Noi abbiamo rilasciato più di 18mila card chiamate “BancomHeart”, in analogia alla ben più famosa carta di debito, e adesso le stiamo esportando in questi Paesi per offrire loro due aspetti importanti. Uno relativo alla consapevolezza della prevenzione, perché così possiamo più facilmente censire questi soggetti sotto il profilo cardiovascolare, abituandoli a un regime dietetico diverso, abbassando i valori di pressione e colesterolomia. E, soprattutto, prevenire e curare quelle infezioni che fanno sì che questi soggetti diventino dei valvulopatici, ovvero dei cardiopatici valvolari importanti, in giovanissima età: infatti, quando emigrano nel nostro Paese e ricevono – com’è giusto – assistenza sanitaria, spesso vanno incontro a sostituzioni valvolari».

E’ una questione che riguarda anche l’Italia, infatti voi girate il Paese diffondendo il vostro “BancomHeart”: secondo alcuni dati recenti dell’Istat c’è un problema di mancato accesso alle cure, forse per povertà o per scarsa consapevolezza della necessità di curarsi.

«In effetti non c’è difficoltà ad accedere alle cure ma la gente è abituata male, è convinta di andare al pronto soccorso per farsi misurare la pressione e non si rende conto che intasa una struttura che è dedicata solo all’emergenza. C’è una disaffezione da parte del paziente alla medicina generale che invece assume un ruolo importante soprattutto nella prevenzione cardiovascolare, ma non solo: pensiamo ad esempio alle vaccinazioni, di grande rilievo nel nostro Sistema sanitario nazionale. Per quanto riguarda il discorso della banca del Cuore, ovviamente in Italia attecchisce in maniera diversa: noi rilasciamo gratuitamente queste card e il tracciato che facciamo serve da screening immediato per il paziente, anche per la prevenzione di malattie importanti come la morte cardiaca improvvisa. Questo perché il banale elettrocardiogramma ti permette di capire se sei scompensato, se sei affetto da cardiopatia a trasmissione genetica come la sindrome di Brugada, del QT lungo, del QT corto o la displasia aritmogena che purtroppo hanno nella fibrillazione ventricolare il primo e ultimo momento di manifestazione della malattia. Nei 18mila pazienti che abbiamo screenato ne abbiamo trovati il 2,31% affetti da fibrillazione atriale o da alcune di queste patologie, e sono potuti ricorrere prontamente alle cure del cardiologo. Addirittura, in un caso reso noto dal governatore del Veneto Luca Zaia, un paziente assolutamente asintomatico che era andato in un ambulatorio a farsi rilasciare la “BancomHeart” ha scoperto di essere affetto da una gravissima cardiopatia ischemica acuta, con tre coronarie otturate, e fu salvato».

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