Salute 2 settembre 2014

Anaste, qualità e trasparenza per la salute dei più deboli 

Intervista ad Alberto De Santis, presidente dell’Associazione Nazionale Strutture per la Terza Età

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L’estate, si sa, è tempo di partenze e di spensieratezza, ma non per gli anziani ospiti delle case di riposo: spesso abbandonati dai propri cari e talvolta, come tristemente riportato dalle cronache recenti, in balia di maltrattamenti da parte del personale.

Anche a causa di ciò, le tematiche relative alla terza età, alla socio – assistenza  e alla long term care stanno assumendo sempre più rilievo tra le priorità delle istituzioni. Di questo, e anche di tanto altro, si occupa Anaste, l’Associazione Nazionale Strutture per la Terza Età, e su questi temi Sanità Informazione ne ha intervistato il presidente, Alberto De Santis.

Per tutelare i pazienti proponiamo l’installazione obbligatoria di telecamere nelle loro stanze

Presidente, quali sono i temi caldi che attualmente riguardano il vostro settore?
Il nostro interesse primario è la qualità della vita delle persone anziane residenti nelle strutture adibite alla loro accoglienza, attraverso il lavoro di tutto il personale medico, infermieristico e tecnico. Sono problematiche che, per fortuna, stanno destando l’attenzione delle istituzioni: proprio di recente, infatti, nella nostra sede, abbiamo ospitato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin per un question time sulle criticità del nostro campo. E’ stato senza dubbio un incontro proficuo per entrambe le parti.

Quali iniziative sono in corso per migliorare le condizioni dei lungodegenti in generale?
Assolutamente necessario è aumentare la sicurezza dei pazienti nelle strutture, in primis debellando la piaga dei maltrattamenti, da parte di un certo personale “infedele”, nei confronti dei pazienti più deboli e indifesi: a tale scopo proponiamo l’installazione obbligatoria di telecamere anche nelle camere da letto dei pazienti, fermo restando, ovviamente, che le registrazioni restano ad eventuale ed esclusiva disposizione della magistratura, per non ledere alcun diritto alla privacy. E’ un’iniziativa improcrastinabile: non è giusto, infatti, che l’imprenditore si trovi a dover rispondere di una culpa in vigilando che spesso materialmente non ha. C’è bisogno di trasparenza nella nostra professione, e questo rappresenterebbe un gran passo avanti in tal senso.

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