Salute 27 gennaio 2015

AIFA, Rapporto Osmed: sempre più psicofarmaci nei cassetti degli italiani

Il ministro Lorenzin: “Necessari più controlli per l’appropriatezza delle prescrizioni”

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Cresce costantemente la spesa sanitaria in Italia: nei primi 9 mesi del 2014 ogni italiano ha acquistato circa 23 confezioni di medicinali, di cui 14 in regime di assistenza convenzionata.

E’ quanto emerge dal Rapporto Osmed dell’Agenzia italiana del farmaco, la cui nuova edizione è stata presentata oggi a Roma in una conferenza stampa che ha visto protagonisti il direttore generale dell’AIFA, Luca Pani, e il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin. Tra i temi più caldi la sostenibilità del sistema sanitario e le voci di corridoio che parlano di un aumento dei ticket, un argomento su cui il ministro è stato chiaro: “L’aumento dei ticket non è in questione, mentre la sostenibilità di alcuni farmaci innovativi è attualmente una priorità. Dobbiamo riuscire nell’intento di distribuire gratuitamente alcuni farmaci salvavita estremamente costosi, ma per farlo – continua il ministro – dobbiamo non solo ridurre gli sprechi, ma anche immaginare nuovi percorsi d’acquisto di questi farmaci”.

E se i medicinali cardiovascolari si confermano i più utilizzati, cresce l’acquisto di psicofarmaci: nell’ambito dell’assistenza convenzionata, gli antidepressivi sono la categoria più prescritta. Un dato che potrebbe nascondere una carenza di servizi in ambito psichiatrico. “L’aumento del consumo dei farmaci antidepressivi  cela un profondo disagio della popolazione ed evidenzia la necessità di incrementare i servizi di supporto – osserva Lorenzin -.  Anche per quanto riguarda l’abuso degli oppioidi tra gli anziani – che non c’entra nulla con la terapia del dolore –  bisogna lavorare sia sull’appropriatezza della prescrizione sia sull’assistenza del paziente”. Altro tema caldissimo, le nuove regole sulle terapie sperimentali, sotto i riflettori dopo il caso Stamina: “Bisogna che il sistema di controllo e di erogazione di farmaci non sperimentati, che rientrano quindi nelle cure palliative, faccia un salto in avanti rispetto all’evidenza scientifica-  sostiene il ministro, ma per riuscirci – conclude – dobbiamo implementare la cultura della scienza nel nostro Paese”.

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