Salute 18 luglio 2018

Aggressioni ai medici, il ddl di Maria Teresa Bellucci (FdI): «Troppi non denunciano. Serve formazione e supporto legale e psicologico alle vittime»

La capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Affari Sociali parla di «vuoto legislativo» in materia e chiede al Ministro Grillo di intervenire al più presto. Poi promette battaglia sulla cannabis light

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Il tema delle aggressioni agli operatori sanitari sbarca in Parlamento dove si moltiplicano i disegni di legge per fronteggiare questo fenomeno che ormai, dati alla mano, sta diventando un’emergenza. Tra i progetti di legge in arrivo c’è quello di Maria Teresa Bellucci, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Affari Sociali alla Camera, che ha denunciato, alla presenza del Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi, il vuoto legislativo in materia. Fulcro della proposta l’inserimento di uno specifico reato di violenza nei confronti degli operatori sanitari e un programma di formazione adeguata ai medici e agli infermieri per affrontare le aggressioni. «Molte persone non denunciano – spiega a Sanità Informazione la Bellucci – abbiamo chiesto di poter supportare queste vittime, da un punto di vista legale, psicologico, medico perché purtroppo siamo di fronte a un reato che non è configurato facilmente perché non c’è nell’ordinamento il reato di violenza nei luoghi di lavoro». Fratelli d’Italia promette battaglia anche su un altro tema di grande attualità, quello della cannabis light, soprattutto dopo la pronuncia del Consiglio Superiore di Sanità che non ha escluso la pericolosità di questi prodotti.

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Onorevole, un tema caldo della sanità è quello delle aggressioni ai medici. I dati della Federazione degli Ordini dicono che ci sono 1200 aggressioni ai medici ogni anno. Lei ha presentato una proposta di legge in merito. Cosa prevede?

«I dati sono drammatici perché l’Inps ma anche il Ministero della Salute certificano che circa un terzo delle persone che subiscono violenza nei luoghi di lavoro la subiscono nei contesti della sanità, quindi negli ospedali, molto spesso nei Pronto soccorso ma anche nei servizi per dipendenze patologiche e nei servizi psichiatrici che si occupano di persone con sofferenza mentale. Il numero di aggressioni è notevole e quindi si può parlare di una emergenza in questo momento e le leggi che ci sono non sono sufficienti a fermare questo continuo aumento di vittime di violenze nei luoghi di lavoro. Quindi come Fratelli d’Italia ci siamo preoccupati di questa situazione perché siamo addolorati che medici, infermieri, operatori sanitari mentre offrono il loro lavoro che è un lavoro teso alla salute e alla difesa del bene più prezioso degli italiani in realtà si trovano aggrediti da persone che spesso sono in uno stato di particolare ansia perché per giorni sono in condizioni di sofferenza fisica e quando si recano, ad esempio, al Pronto soccorso quello che fanno è aspettare per tante ore senza avere risposte, senza avere un’assistenza continua che li aggiorni rispetto alla situazione del proprio caro e quindi a fronte di questa ansia crescente reagiscono aggredendo un medico oppure un infermiere che è la prima persona che incontrano. A fronte di questa situazione abbiamo pensato di chiedere al governo un intervento immediato: abbiamo proposto una risoluzione in cui chiediamo al governo di potersi prendere cura di questa situazione, di attuare le leggi che ci sono, ad esempio c’è una raccomandazione, la numero 8, proposta dal Ministero della Salute che appunto proprio si prendeva cura di questa materia ma che rimane inattuata. C’è la necessità invece di poter formare i dirigenti medici per poter contrastare questa situazione. Quello che abbiamo chiesto è di poter supportare queste vittime, da un punto di vista legale, psicologico, medico perché purtroppo siamo di fronte a un reato che non è configurato facilmente perché non c’è nell’ordinamento il reato di violenza nei luoghi di lavoro. Allora queste persone si trovano sole, spesso non denunciano, quindi il dato che lei ha è assolutamente sottostimato, ci sono state delle ricerche che dicono che infermieri e medici non denunciano perché spesso hanno paura che questa denuncia cada nel vuoto, hanno paura di essere giudicati come dei cattivi lavoratori, come delle persone che non riescono a gestire bene il proprio lavoro e quindi a fronte di questa situazione la denuncia non avviene. Non avvenendo la denuncia patiscono queste sofferenze da soli. Anche quando denunciano non essendo configurato nell’ordinamento il reato di violenza a danno degli operatori rimangono soli a doversi occupare della tutela legale e anche dei danni psicologici che questa provoca perché sappiamo che le persone che sono vittima di violenza poi sviluppano una forma di depressione, una forma di demotivazione al lavoro, quindi una forma di burnout che poi è un danno per la persona ma anche per l’azienda che si trova con un lavoratore non nel pieno della propria efficienza ma invece con delle difficoltà a proporre tutte le risorse che ha e il meglio di se».

Cambiando argomento ma restando su un tema di grande attualità c’è la questione della cannabis light cioè a basso contenuto di thc. Si è espresso in materia il Consiglio di Superiore di sanità, il ministro ha invece un altro orientamento. Voi di Fratelli d’Italia che iniziative assumerete sul tema?

«Il parere del Consiglio Superiore di Sanità è stato un parere molto chiaro e forte. Ha detto che la cannabis a basso contenuto di tetraidrocannabinolo, cioè un thc che può variare tra lo 0,2 e lo 0,6%, procura dei danni alla salute e per questo raccomanda che si possa intervenire vietandone la vendita. Questa raccomandazione secondo noi è cogente, deve essere subito attuata. Per questo abbiamo interrogato il Ministro Grillo rispetto a come vuole recepire questa raccomandazione e quali sono le misure che vuole introdurre. Siamo rimasti delusi e basiti perché in realtà il Ministro ha sminuito di fatto il parere del Consiglio Superiore di Sanità e ha deciso di voler interpellare altri dicasteri e anche l’Istituto Superiore di Sanità ma così facendo ha rimandato una decisione così importante per la difesa della salute pubblica ad una data ancora non definita. Questo significa che gli italiani si troveranno ancora a poter assumere in maniera inconsapevole dei prodotti che hanno un basso contenuto di thc e in questo a procurarsi dei danni per se stessi e pure per gli altri. Purtroppo i green shop oggi sono tantissimi, stanno dilagando nelle nostre città in ogni parte d’Italia. Questo significa che chiunque, un ragazzo, una mamma incinta, un anziano, al di là della propria condizione di salute, può assumere inconsapevolmente questi prodotti e quindi avere dei problemi. Il mio terrore è davvero immaginare una mamma in gravidanza che può assumere questo tipo di sostanze e le conseguenze che ci possono essere per il feto. Il mio pensiero va anche a quegli adolescenti che vedono così tanti negozi con la foglia di marijuana che viene pubblicizzata in ogni dove. E a quelle persone che magari utilizzando lo scooter e la macchina si trovano ad assumere questo tipo di sostanza anche in quantità elevata superando il contenuto di thc previsto dalla legge che, come hanno stabilito alcune sentenze della Corte di Cassazione, dice che il massimo tollerato è lo 0,5%. Mi chiedo a cosa succederebbe a un ragazzo fermato da polizia o carabinieri e dalla prova si evinca che ha il contenuto di thc maggiore di quello consentito. Siamo in una situazione di totale inconsapevolezza. Per noi la decisione deve essere cogente, bisogna chiudere i green shop, recepire la raccomandazione del Consiglio Superiore della Sanità e far sì di tutelare la salute che è il bene più prezioso degli italiani».

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