Salute 28 ottobre 2014

Age.Na.S., al via il PNE 2014. “Strumento applicativo del Patto per la Salute”

Il dg Francesco Bevere: “La nostra carta vincente è la collaborazione con Regioni e professionisti”

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Il Programma Nazionale Esiti giunge all’edizione 2014, presentato nei giorni scorsi in conferenza stampa da Francesco Bevere, direttore generale dell’Age.Na.S. (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali).

Questa volta, rispetto agli anni scorsi, il PNE assumerà un ruolo determinante: non più soltanto un attendibile fotografo del “come” viene erogata l’assistenza sanitaria in Italia, ma un vero e proprio strumento applicativo del Patto per la Salute 2014 – 2016, che all’articolo 12 prescrive ad Age.Na.S., insieme alle Regioni, di effettuare il monitoraggio, l’analisi e il controllo dei servizi sanitari regionali.  “Questi metodi – spiega Bevere – consentiranno al sistema di giocare d’anticipo e di intervenire tempestivamente su difetti assistenziali e gestionali per evitare la cronicizzazione delle criticità riscontrate”.

Grazie agli audit regionali avviati sulla base dei dati del PNE, nel 2013 la situazione appare sensibilmente migliorata – rispetto ai tre anni precedenti – per quelle Regioni che in precedenza registravano gravi carenze nei servizi per alcuni gruppi di patologie: segno che la strada indicata dal Patto per la Salute va nella giusta direzione. L’Agenzia individuerà con le Regioni percorsi e procedure di intervento omogenei su tutto il territorio nazionale, per raggiungere le strutture che documentino difetti assistenziali. “L’asso nella manica – rivela il dg Age.Na.S. – sarà la partnership con le Regioni e con i professionisti, sia sulla composizione dei dati utilizzati dalla direzione scientifica del PNE, che relativamente all’intervento sulle singole realtà locali, che avverrà – continua Bevere – coinvolgendo direttamente i clinici, il personale sanitario e le società scientifiche.

Un dato interessante da sottolineare è che parte dei rilevanti difetti assistenziali sono stati registrati proprio nelle strutture e nei reparti dove il volume dei casi trattati è al di sotto delle soglie minime indicate dal regolamento sugli standard ospedalieri. Allo stesso modo, buona parte dei difetti organizzativi ed assistenziali emergono nelle strutture di piccole dimensioni, non adatte ad affrontare particolari livelli di complessità assistenziale. “In questi casi – conclude il dg Bevere –  il regolamento sugli standard ospedalieri prevede interventi di chiusura o riconversione delle strutture con meno di 60 posti letto per acuti, a meno che non si tratti di strutture monospecialistiche”.

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