Lavoro 23 febbraio 2016

Turni massacranti, Ugl e il caso “11 ore di riposo”: «Personale in difficoltà. Non bastano 6mila assunti»

Nuova tappa del viaggio di Sanità informazione nelle strutture sanitarie italiane. Gianluca Giuliano, Segretario Provinciale Ugl Sanità e professionista dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma: «Rispettare normative su orario lavoro e sbloccare il turnover»

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Una goccia nell’oceano». Così Gianluca Giuliano, segretario provinciale dell’Ugl Sanità di Roma e professionista sanitario dell’Ospedale Sant’Andrea della Capitale, definisce la volontà espressa dal Ministero della Salute di procedere all’assunzione di seimila figure professionali, da inserire nel comparto sanitario con un concorso nazionale.


Un innesto di forze non sufficiente a superare definitivamente tutti i deficit che hanno costretto e costringono tutt’ora gli operatori sanitari in servizio a svolgere turni massacranti. Con la legge 161 del 2014, l’Italia si è adeguata alla direttiva europea 2003/88 sugli orari di lavoro, dal 25 novembre scorso (data di entrata in vigore della legge), ma non sempre e non dovunque la normativa ha trovato applicazione soprattutto sul riposo obbligatorio di 11 ore tra un turno e l’altro.

La stessa Ugl, nei giorni scorsi ha indetto un sit in sotto la sede della Regione Lazio per protestare contro i «continui tagli» e il «declino inesorabile della sanità pubblica». Sanità informazione ha parlato con il segretario Giuliano per capire meglio in che condizioni lavorano i medici del Lazio, a partire proprio dai turni massacranti.

«Senza dubbio, l’entrata in vigore della legge 161 del 2014 non ha trovato il riscontro sperato nell’effettiva organizzazione degli ospedali. I lavoratori continuano ancora molte volte a svolgere turni massacranti. In questa situazione, gli ospedali si vedono costretti a cercare delle soluzioni che, però, spesso rappresentano soltanto dei palliativi. Per questo motivo noi, come Ugl Sanità, chiediamo non soltanto il rispetto delle normative europee sugli orari di lavoro, ma anche lo sblocco del turnover in maniera nettamente più decisa, perché le misure adottate dalla legge di stabilità non bastano. Seimila assunzioni rappresentano, all’interno del sistema sanitario italiano, soltanto una goccia nell’oceano. Ne servono di più, senza alcun dubbio».

Voi raccogliete la sofferenza di tanti camici bianchi che non ce la fanno più a sopportare i turni massacranti. Contestualmente, molti medici stanno passando alle vie legali, rivolgendosi ai tribunali per fare ricorso ed ottenere giustizia.
«Nei nostri giri nelle varie strutture e negli ospedali, abbiamo notato come i lavoratori continuino tuttora a fare salti mortali per garantire un’assistenza di qualità. Ciò che chiediamo alle istituzioni, Regione in primis ma anche al Governo, è che si attuino finalmente delle misure forti che possano risolvere definitivamente una problematica così importante. I lavoratori sono stanchi, non ce la fanno più a continuare ad andare avanti con contratti fermi da diversi anni e in condizioni lavorative sempre peggiori».

In tanti si sono rivolti ai ricorsi in tribunale per ottenere dallo Stato almeno un risarcimento per il diritto dal 2008 al 2015.
«I ricorsi rappresentano l’extrema ratio. Noi cercheremo in ogni modo di trovare soluzioni adeguate nei vari tavoli di trattativa. È chiaro che laddove non avremo riscontro, la protesta si farà sempre più forte e continueranno azioni di sciopero, volantinaggi come quelli fatti al Sant’Andrea e in diverse strutture, assemblee dei lavoratori, perché sono i lavoratori a dover decidere qual è il loro futuro all’interno della sanità. Chiediamo un maggiore coinvolgimento dei vari lavoratori del comparto e dei medici».

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