Lavoro 2 febbraio 2016

Regioni: sbloccate le prime assunzioni a tempo. Sindacati: «Salari ridotti del 40% e niente tutele»

Sono già 5mila i medici ad oggi con contratto a tempo determinato e 10mila i contratti atipici (co.co.pro, co.co.co, ecc.). Cassi (Cimo): «Condizioni indecenti». Silenzi (Sigm): «No a funzioni diverse a seconda delle regioni»

Immagine articolo

Tra contratti a tempo determinato e atipici, in Italia i medici che devono lavorare su una poltrona che traballa sono più di 15mila. Gli organici sono ridotti all’osso, chi lavora – e magari ha la fortuna di avere un contratto stabile – viene costretto a turni di lavoro che vanno ben oltre i limiti stabiliti dalla legge, e il personale che si aggiunge – con contratti però a tempo determinato – a quello già in servizio, non gode delle stesse tutele dei colleghi più “anziani” e porta a casa uno stipendio più leggero di circa il 40%.


Perché se è vero che qui e lì è possibile imbattersi in qualche “mini bando” locale che garantisce, a livello regionale, un minimo di turnover nel personale sanitario (ma sempre con contratto a tempo determinato), per poter entrare in pianta stabile negli organici degli ospedali è necessario aspettare il concorso nazionale. E campa cavallo. Certo, sono stati da poco banditi piccoli concorsi in Campania e Calabria; in Sicilia è stato imbastito un maxi piano di assunzione che prevede, a partire proprio da febbraio, un aumento del personale di 5mila figure professionali; a Roma, in vista del Giubileo, 394 figure tra medici, infermieri, tecnici, ostetriche e operatori sono andate ad aggiungersi da inizio mese alle 184 assunzioni già fatte l’anno scorso. Anche loro, però, lavoreranno con contratto a tempo determinato. Può sembrare poco, ma nuovo personale serve come il pane, specialmente in quelle corsie dove le carenze in organico determinano carichi di lavoro insopportabili per chi ci lavora. Una situazione che, lungi dal restare dentro le mura degli ospedali, si è riversata nelle aule dei Tribunali, in un’ondata di ricorsi che, data la fondatezza delle criticità sollevate, potrebbero costare caro alle casse dello Stato.

«Come se non bastasse – spiega a Sanità informazione Riccardo Cassi, presidente di CIMO (il Sindacato dei Medici) –, di questi 15mila precari, soltanto 4-5mila hanno un contratto a tempo determinato. Gli altri, e dunque circa 10mila, lavorano con contratti atipici, che comportano salari molto più bassi, tutele più fragili, non maturano anzianità e non fanno formazione interna. Insomma, la situazione in cui si ritrova a lavorare il personale sanitario è una vera indecenza». Ed è per questo che, dopo la mobilitazione del 28 novembre e lo sciopero del 16 dicembre, sono state proclamate 48 ore di stop il 17 e il 18 marzo. Uno sciopero che, ammette Cassi, «non è stata una scelta facile. In generale, la strada dello sciopero non piace, non ci divertiamo di certo a farlo e il lavoro che “saltiamo” lo ritroviamo identico il giorno dopo. Siamo dunque disposti a rivedere la nostra posizione e fare un passo indietro, ma solo se veniamo convocati dal Ministero della Salute e vediamo atti concreti». Qualche esempio? «Qualcosa che ci faccia recuperare il ruolo del medico all’interno del Ssn, risposte concrete contro stress e turni massacranti (situazione che anche dopo l’entrata in vigore della normativa non è migliorata), più formazione e un più facile accesso alla professione, oltre che un maggior coordinamento tra le varie Regioni». Perché tutti i problemi che schiacciano i camici bianchi italiani potrebbero essere meno pesanti, se solo il sistema sanitario fosse unico, unito. E invece in Italia ne esistono tanti quante sono le Regioni: «Soltanto Campania e Sicilia – ci rivela Andrea Silenzi, presidente di SIGM (Segretariato Italiano Giovani Medici) – hanno utilizzato, o comunque impegnato, i fondi europei con cui stanziare un po’ di contratti di formazione post-laurea di area sanitaria. Per non parlare poi della «vergogna rappresentata dalle circolari regionali che stabiliscono diversi trattamenti per i medici in formazione specialistica», e che determinano, in alcune situazioni, «l’equiparazione dello Status dello specializzando a quello del medico strutturato lavoratore», mentre in altre «lo specializzando è nient’altro che uno studente».

Ciò determina, secondo Silenzi, delle differenze e delle discriminazioni che hanno generato, col passare del tempo, la trasformazione del giovane camice bianco in una figura ibrida, che non è né medico né infermiere: «Mi chiedo – continua Silenzi – che impatto sul rischio clinico e sulla responsabilità professionale avrà questo utilizzo di turnover a basso costo dei medici neolaureati e neoabilitati con contratti da comparto. È anche per questo che siamo molto delusi per quel che riguarda il tema “contratto”, perché ci aspettavamo una immissione di denaro per le assunzioni, ma la Legge di Stabilità non ne prevede». Insomma, per quanto riguarda il problema della contrattualizzazione dei neolaureati e neoabilitati, tutto è ancora da vedere: «Per ora – conclude Silenzi – quelle delle assunzioni sono situazioni sporadiche e non normate. Ci sono situazioni che vanno aggiustate altrimenti si crea caos su caos».

Articoli correlati
Rinnovo del contratto, tutti i nodi da sciogliere: dai precari alle assicurazioni
Dagli aumenti salariali ai turni di lavoro, dagli scatti di carriera alle tutele assicurative, senza dimenticare i capitoli giovani, precariato e l’esigibilità del contratto. Saranno questi gli ostacoli che ARAN e sindacati dovranno affrontare nei prossimi mesi in vista di un rinnovo contrattuale atteso da otto anni.
«Scatti economici per i medici più bravi e stop ai turni massacranti». Contratto: ecco le proposte CIMO
SPECIALE | Prende il via il dossier di Sanità Informazione sul rinnovo del contratto della professione medica: ogni settimana, un’intervista esclusiva a esponenti di punta dei sindacati della categoria e delle istituzioni. Questa settimana parla Riccardo Cassi, Presidente di CIMO
Assemblee elettorali OMCeO Catania e Palermo, SIGM e AIM: «Convocazione in estate rischia d’inficiare quorum»
Giovani Medici (S.I.G.M.) e Associazione Italiana Medici (A.I.M.) sulle assemblee elettorali "estive" convocate dagli OMCeO di Catania e Palermo: «Iniziativa inopportuna che rischia di delegittimare tutta la Professione. La riforma degli Ordini dei medici e delle professioni sanitarie non è più derogabile. Il Parlamento non attenda oltre e intervenga urgentemente per cambiare e rinnovare l’istituzione ordinistica»
Veneto, stato di agitazione della Medicina Generale
Le Organizzazioni Sindacali FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), SNAMI (Sindacato Nazionale Medici Italiana), SMI (Sindacato dei Medici Italiani) ed Intesa Sindacale, riunitesi a Padova nei giorni scorsi, proclamano lo stato di agitazione della Medicina Generale della Regione Veneto. I sindacati lamentano la mancata applicazione da parte della Regione Veneto del Piano Sanitario Regionale […]
Cimo e Fesmed consolidano il patto federativo sul contratto di lavoro e responsabilità professionale
Cimo e Fesmed consolidano il patto federativo sottoscritto all’inizio del 2017 con due giornate di studio su tematiche di interesse contrattuale, in previsione della prossima apertura del tavolo contrattuale presso l’ARAN. CIMO e FESMED hanno congiuntamente analizzato i punti di forza e di debolezza di alcuni istituti contrattuali tra cui: l’articolazione dei fondi, l’affidamento e […]
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Diritto

EX SPECIALIZZANDI – Accordo transattivo, Zanetti (Viceministro Economia): «Presto una soluzione»

Sempre più vicina la soluzione del lungo contenzioso tra Stato e camici bianchi sul rimborso degli anni di specializzazione. Brucia le tappe la discussione al Senato sul Ddl n°2400 che propone un ac...
Lavoro

Contratto dei medici: ecco le cifre e le date di un rinnovo in salita…

Dopo sette anni di stallo, è giunto il momento del rinnovo del contratto per medici e infermieri? È braccio di ferro tra sindacati e Governo sulle cifre
di Valentina Brazioli
Salute

È il fruttosio il killer dei nostri bambini. Nobili (Bambino Gesù): «Danni sul fegato. A 2 anni rischio obesità»

Uno studio dei ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dimostra la correlazione tra consumo di alte quantità di fruttosio e sviluppo di malattie epatiche gravi. Valerio Nobili, specialis...