Lavoro 17 giugno 2014

Obbligo di POS, costi e difficoltà operative agitano i professionisti alla vigilia dell’entrata in vigore 

Solo due settimane per adeguarsi alla legge. Governo irremovibile davanti alle proteste

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Manca sempre meno tempo ad un appuntamento cruciale per i professionisti italiani e, in particolare, per i camici bianchi. Dal primo luglio, con l’entrata in vigore della legge 15 del 27 febbraio 2014, in tutti gli studi professionali dovrà essere consentito il pagamento attraverso carte di debito per importi superiori ai 30 euro.

Entro la fine di giugno sarà dunque obbligatorio munirsi di POS. Si tratta di una novità che non ha trovato gran favore a causa dei costi e delle difficoltà operative che si potrebbero incontrare.

Sia il dispositivo POS (Point of Sale) che le transazioni effettuate attraverso di esso, hanno infatti dei costi non indifferenti che tutti i professionisti dovranno dal primo luglio in poi sobbarcarsi. In particolare, però, è il mondo medico a continuare a chiedere in che modo i camici bianchi debbano regolarsi in tutti quei casi in cui gli stessi non operano in un solo luogo fisico ma in uno o più studi, e che potrebbero vedersi dunque moltiplicare i costi di gestione del POS.
Lo scopo del provvedimento dichiarato dal ministero dello Sviluppo Economico è quello di limitare l’uso di contanti e aumentare la tracciabilità del denaro per diminuire il rischio di “elusione della normativa fiscale e antiriciclaggio” e ridurre i costi per gli esercenti “legati sia alla gestione del contante sia all’incremento di rischio di essere vittime di reati”.

La nascita di questo provvedimento risale al 2012 ed ha seguito un percorso istituzionale davvero complicato. In un primo momento la data di entrata in vigore dell’obbligo era prevista per l’inizio del 2014, ma è poi slittata a causa di alcune resistenze e difficoltà (visti i tempi stretti in cui si operava) a mettersi in regola da parte di molti professionisti.

In aggiunta a ciò, solo poche settimane fa il Tar del Lazio ha respinto il ricorso fatto dal Consiglio Nazionale degli Architetti per sospendere questa norma. Il Tribunale ha deciso che tutto doveva rimanere come stabilito, lasciando intatte le perplessità piovute in tutti questi mesi da più parti: “Sono sicuro – ha spiegato in quella occasione il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Leopoldo Freyre – che quando i giudici amministrativi entreranno nel merito del provvedimento che abbiamo impugnato sapranno cogliere tutti quei profili di sua illegittimità che noi abbiamo con dovizia di argomentazione evidenziato in questa prima fase della nostra battaglia: una battaglia contro l’evasione fiscale tanto quanto contro l’illegittimo vantaggio economico ai soggetti privati quali sono gli Istituti Bancari”.

Si tratta di un punto di vista molto comune, che non ha comunque smosso il governo.

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