Politica 7 novembre 2017

«Per i medici milanesi è arrivata l’ora del riscatto»

Assicurazioni che tutelino davvero i camici bianchi, lotta al precariato e più borse per i giovani medici, per il futuro degli odontoiatri puntare alle società tra professionisti: ecco tutti i temi della “crociata per la professione” del Presidente OMCeO Roberto Carlo Rossi

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Dalla lotta alle pubblicità “terrificanti” contro i medici, a tutto quel che di buono è stato fatto nell’ambito della Responsabilità Civile dei camici bianchi, quando l’Ordine dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri di Milano si è attivato in prima persona con magistrati, Corte dei Conti e FNOMCeO. Sono queste le principali cose fatte dall’OMCeO del capoluogo lombardo negli anni di presidenza di Roberto Carlo Rossi, ma altrettante sono le “missioni” da portare avanti nei prossimi anni: lotta al precariato in sanità, più borse di studio e riforma del Numero Chiuso, un sistema che il Presidente Rossi trova utile ma che può essere migliorato, permettendo a tutti «coloro che si abilitano alla professione di trovare uno sbocco lavorativo di alto livello». L’occasione per fare il punto su quanto fatto e quanto ancora c’è da fare lo danno le imminenti elezioni dei vertici dell’Ordine. Sullo sfondo, un’alleanza tra operatori sanitari e giornalisti per comunicare al meglio – e nella piena consapevolezza di entrambe le parti – e informare correttamente i cittadini.

Presidente Rossi, arriva il momento, come sempre al termine dei mandati, di trarre un bilancio.

«Di cose ne abbiamo fatte tante, ma forse quel che mi piace di più ricordare sono gli interventi fatti nell’ambito della Responsabilità Civile dei medici. Siamo andati a parlare, in tempi “antichi” ormai, con i giudici della Prima Civile di Milano e con il Procuratore della Corte dei Conti della Lombardia, ma abbiamo anche fatto interventi in Federazione e contro le terrificanti pubblicità che giravano e, ahimè, ogni tanto girano ancora, seppur molto meno di prima. Direi che la Legge Gelli ha parzialmente risolto il problema, ma tanti ne restano ancora aperti. Ecco, direi forse che questa è la cosa di cui vado più fiero, ma ne abbiamo fatte anche moltissime altre».

Quali sono, invece, le missioni da portare avanti?

«Direi che forse ce ne sono due: l’azione in favore dei precari e di tutto quel mondo di specializzandi e aspiranti specialisti che si muove nel mondo dei neo-abilitati e dei giovani in genere. Io ho iniziato una crociata contro il precariato. Qui in Regione Lombardia mi hanno risposto che in realtà di precariato non ce n’è, e io ovviamente dissento perché vedo questi ragazzi sempre più assunti con incarichi libero professionali in ambiti dove si lavora tanto e dove alla fine vengono pagati meno dei colleghi con i quali lavorano tutti i giorni. E poi abbiamo iniziato una crociata anche per le borse di studio: ce ne sono troppo poche e non è giusto. In Italia c’è il Numero Chiuso. Io sono favorevole ma esiste il Numero Chiuso allora è anche giusto che coloro che si abilitano alla professione trovino poi uno sbocco professionale di alto livello. Quindi bisogna assolutamente predisporre un numero di borse di studio adeguato al numero di colleghi che ogni anno si abilitano. Di pari passo va poi anche il discorso relativo all’entità della remunerazione. È un fatto di decoro della professione. Parlavo delle borse relative al triennio di Medicina Generale: queste borse sono la metà di quelle degli specializzandi. La seconda cosa da fare è intervenire sul mondo assicurativo per fare polizze trasparenti, corrette, non eccessivamente onerose e prive di quelle clausole scritte in piccolo che poi lasciano scoperti i medici nel momento del bisogno. Il consumatore medico che stipula una polizza è ancora un po’ indietro da questo punto di vista: non sceglie le polizze con la stessa accuratezza con cui effettua altri acquisti, ma dovrebbe farlo, conoscendo bene i meccanismi. Gli Ordini e la Federazione devono intervenire acciocché le polizze vengano fatte in maniera trasparente, corretta e siano veramente coprenti di tutti gli ambiti della Responsabilità medica».

Non dobbiamo dimenticare che questa imminente tornata elettorale riguarderà anche gli odontoiatri. A tal riguardo quali sono i principali punti da focalizzare?

«Anche in campo odontoiatrico abbiamo fatto tante cose: siamo usciti più volte contro la pubblicità commerciale e ci siamo fatti dare un parere pro veritate da uno studio legale di altissimo livello in merito perché riteniamo che la gente non abbia ovviamente gli strumenti necessari per capire e distinguere questo tipo di pubblicità da quella delle pentole, intendiamoci. Secondo me in questo campo c’è però ancora tanto da fare: è uscita una legge sulla concorrenza che fa riferimento a società di capitale che possono fare attività odontoiatrica. Noi riteniamo che queste società debbano essere società tra professionisti. Ci stiamo muovendo in questo modo e lo stiamo facendo dopo aver interpellato dei legali. Qualcosa in questo senso lo sta facendo anche la Federazione, penso un po’ tardivamente ma comunque ben venga la collaborazione di tutti, perché credo che in questo campo il fatto che la legge parli di società che fanno attività odontoiatrica deve in qualche modo essere visto come una tutela per il cittadino, e non viceversa. E allora l’unico modo di intendere questo tipo di comportamento è pensare alle STP [Società Tra Professionisti, nda], che sono iscritte e sono sottoposte al vaglio deontologico dell’Ordine. In tal senso abbiamo sottoposto un quesito specifico al Ministero e siamo in attesa di una risposta».

È importante anche un’altra iniziativa che avete portato avanti, soprattutto negli ultimi mesi, riguardo una sorta di alleanza tra medici e giornalisti per una corretta comunicazione.

«Io credo che questo sia un grande tema su cui devono intervenire gli Ordini. È necessario realizzare alleanze in genere con gli altri ordini professionali ma, nello specifico, è importante farlo con l’ordine dei giornalisti e con i giornalisti. Comunicare un elemento sanitario è estremamente complesso, quindi i medici devono imparare a comportarsi in maniera adeguata ai media che hanno davanti. Bisogna che i medici siano in grado di spiegarsi correttamente con un linguaggio chiaro e semplice ma non raffazzonato, e devono tener presente la peculiarità del mezzo che stanno usando. D’altro canto, i giornalisti devono anche imparare a rapportarsi con questo mondo in maniera più rispettosa, senza voler offendere nessuno, nel senso che non bisogna per forza fare lo scoop. Insomma, sono due mondi che devono imparare a colloquiare nell’interesse del paziente, della gente».

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