Lavoro 21 aprile 2015

La protesta dei Giovani Medici: flash mob al MIUR

Chiesta trasparenza e meritocrazia nelle selezioni e un piano triennale per gli sbocchi lavorativi

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Più borse di studio per arginare il fenomeno della fuga all’estero. Le hanno chieste i giovani medici con un singolare flash mob: alle 11,30 in punto davanti al Miur di Roma, nelle principali piazze italiane e nei policlinici del Paese, i neo-laureati in Medicina hanno letto – in simultanea – dalla prima all’ultima parola il Giuramento di Ippocrate. Una singolare e colorita forma di protesta, organizzata per richiamare l’attenzione del Governo, ed in particolare del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini.

Gli aspiranti specializzandi, tutti in camice bianco e con il fonendoscopio al collo, hanno esposto striscioni e cartelli dei diversi Paesi dove sono costretti a cercare lavoro, presentandosi con valigie e bisacce. Sostanzialmente hanno avanzato due richieste: in primis meritocrazia e trasparenza nell’organizzazione e nella gestione del prossimo concorso nazionale per le scuole di specializzazione; e poi l’adozione di un “piano triennale di finanziamento di un contingente di contratti di formazione specialistica necessario a colmare il gap tra numero di laureati e sbocchi nel post lauream”. In aggiunta è stata evidenziata la necessita della promozione di corsi di preparazione gratuiti in vista dei test di ammissione a carico delle università. Ed a proposito del concorso nazionale, il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, è intervenuto in commissione Cultura alla Camera rispondendo ad un’interrogazione di Paola Binetti, anticipando che le prove si svolgeranno entro il 31 luglio.

“Chiediamo chiarezza sulla formazione post laurea e sul diritto di essere medici in Italia. Non è la frustrazione che viene urlata – spiega sui gradini del Miur Andrea Silenzi, vice-presidente vicario del SIGM – ma la passione, dagli aspiranti specializzandi che aspettano da tempo questo concorso.” Il Sigm, a supporto del Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi (CNAS), alla richiesta di trasparenza sulle nuove modalità di ammissione al concorso nazionale,  somma quella della sicurezza sul numero di contratti messi a disposizione. “È necessaria una programmazione che permetta di sanare con un piano di rientro triennale la situazione di chi è rimasto fuori dai precedenti concorsi di specializzazione in Medicina Generale. E’ una battaglia – conclude Silenzi – per la trasparenza e la chiarezza nella programmazione che deve essere la chiave di volta della sanità italiana”. A Roma, così come in tutta Italia, i giovani camici bianchi si sono confrontati sulle loro difficoltà, senza nascondere amarezza e delusione e senza celare il malcontento per le decisioni del Governo. Se a Napoli gli aspiranti specializzandi sono arrivati a chiedere un miracolo a San Gennaro, a Roma ci si è rivolti direttamente al ministro Giannini alla vigilia del suo atteso intervento in Commissione.

“Ricordiamo che tra 10 giorni scadrà l’emanazione del bando per il concorso – ha affermato Giorgio Re, medico chirurgo rappresentante del Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi – e auspichiamo una razionalizzazione delle borse per la specializzazione, rivedendo i bisogni dei medici in Italia, a partire proprio dal percorso di base di Medicina. Diventa fondamentale per evitare di dover espatriare e di conseguenza portar in altri Paesi quelle risorse che lo Stato e le nostre famiglie hanno speso per la formazione”. Sul fenomeno della fuga dei medici all’estero, Federica Azzolini, altra rappresentante del CNAS è stata categorica:  “È un fenomeno preoccupante ed esponenziale. Va arginato attraverso provvedimenti che devono necessariamente essere messi appunto dalle istituzioni e quindi nella fattispecie dal Miur. È necessario che ci sia una adeguata programmazione, che sia soprattutto una programmazione triennale in modo tale che non si vengano a creare queste situazioni di emergenza. Oggi – ha concluso – c’è la disponibilità di 3 mila borse di specializzazione, contro 13 mila richieste dei laureati. Un numero assolutamente insufficiente, anche rispetto al fabbisogno delle Regioni che di specializzandi ne chiedono 8 mila”.

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