Salute 7 gennaio 2015

I precari della sanità intravedono la luce in fondo al tunnel

Il ministro Lorenzin ha annunciato lo sblocco dei concorsi: “Si potrà ricominciare a dare stabilità e sicurezza a chi opera negli ospedali italiani con fatica e sacrificio”.

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Il primo fondamentale passo per ridurre il precariato nel settore sanitario”. Così il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin ha annunciato l’avvio delle procedure concorsuali per i precari del Servizio sanitario.

Lo schema di decreto è stato trasmesso dal ministero alla Conferenza Stato-Regioni, spiegando in una nota che “il provvedimento, elaborato dopo un complesso iter che ha previsto l’interlocuzione con i Ministeri dell’economia e delle finanze e della semplificazione e pubblica amministrazione, una volta acquisita l’intesa della Conferenza, permetterà l’avvio di procedure concorsuali riservate al personale precario degli enti del Servizio sanitario nazionale”. Il blocco del turn-over negli ultimi anni ha imposto il ricorso a forme di lavoro flessibile al fine di garantire l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza, ma ora – grazie a questo provvedimento – si dovrebbe arrivare ad una svolta. Per il ministro si potrà “ricominciare a dare stabilità e sicurezza a chi opera negli ospedali italiani con fatica e sacrificio”.

E in studio ci sono anche ulteriori interventi normativi nell’ambito del riordino degli enti vigilati e nel settore della ricerca: “Ridurre nelle aziende ospedaliere altre sacche di precariato – conclude il ministro alla Salute – deve essere un nostro obiettivo”. Nello specifico la bozza di Dpcm, come si legge nella relazione, si propone: di disciplinare le procedure di reclutamento speciale transitorie (2013-2016), destinate al personale in possesso di contratto di lavoro a tempo determinato in misura non superiore al 50 per cento delle risorse finanziarie disponibili per assunzioni a tempo indeterminato; le procedure di reclutamento speciale per LSU e LPU e anche la proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato. Prevista, inoltre, la possibilità di partecipare alle procedure in questione per il personale dedicato alla ricerca in sanità e per il personale medico in servizio presso il pronto soccorso delle aziende sanitarie locali, con almeno 5 anni di prestazione continuativa, ancorché non in possesso della specializzazione.

“Anche se non risolve certo la gravissima questione del precariato medico – secondo la CIMO – questo provvedimento consentirà comunque a molti colleghi il passaggio ad un contratto a tempo indeterminato”. Il presidente del sindacato dei Medici Ospedalieri Riccardo Cassi pungola ora il Governo  ad affrontare la questione più generale, suggerendo di affidarsi al ddl delega previsto dall’art. 22 del Patto per la Salute: “Auspichiamo – conclude – però che anche il MEF ed il MIUR facciano la loro parte per un ammodernamento del SSN ed un suo avvicinamento a quanto avviene già nel resto di Europa”. Più tiepida la posizione dello SMI nel merito del decreto sui precari. Secondo il sindacato dei medici italiani nel testo non è chiara “la logica del provvedimento che traccia, per esempio, una chiara discriminazione tra co.co.co che hanno lavorato in PS e quelli che hanno operato in altre unità operative”.

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