Lavoro 23 gennaio 2017

Ecm, SIMLII: «Nuove regole più stringenti valgano per tutti, ora solo i medici competenti rischiano il lavoro»

Intervista alla professoressa Giovanna Spatari, Segretario nazionale della principale realtà di riferimento della categoria. Parere positivo sul nuovo accordo Ministero-FNOMCeO per la trasmissione dei dati: «Più velocità e trasparenza»

«Se c’è una regola deve valere per tutti i medici, non soltanto per una determinata specializzazione». Lo afferma la professoressa Giovanna Spatari, segretario nazionale della SIMLII, società scientifica di riferimento per i medici competenti, per i quali il recentissimo accordo tra il Ministero della Salute e la FNOMCeO segna un importante punto di svolta nella gestione del programma di Educazione Continua in Medicina (ECM). In particolare la sinergia, che si svilupperà attraverso una rapida condivisione dei dati relativi all’acquisizione dei crediti ECM, punta a garantire maggiore trasparenza e comunicazioni più rapide e precise. Ma questo sembra essere solo uno degli step di un percorso mirato a rendere più efficiente il sistema di aggiornamento (in linea con l’obbligo di legge del programma di Educazione Continua in Medicina) a garanzia sia dei professionisti sia dei pazienti. L’importanza della formazione degli operatori sanitari è, infatti, considerata un valore da tutelare con tutte le misure possibili, portando la questione anche all’attenzione delle istituzioni. Anche perché, come è stato già raccontato anche dal nostro giornale, si sono verificati casi di medici competenti che hanno perso il lavoro proprio perché non in regola con l’ECM. «Per la nostra categoria – spiega la professoressa Spatari – diventa effettivamente penalizzante fino al punto che il medico competente possa perdere l’attività lavorativa. Se questo fosse valido per tutti i professionisti esercenti la professione sanitaria noi lo potremmo capire, ma non è così».

I medici competenti si sentono, in un certo senso, particolarmente sotto esame. Questo anche alla luce della vicenda dello scorso anno con il depennamento di 6mila colleghi dall’elenco.

«Noi su questo ci stiamo muovendo su due piani differenti: l’accordo tra Ministero e FNOMCeO per la trasmissione dei dati entra nel merito della procedura e potrebbe essere un sistema garantista affinché non sfuggano dei professionisti che, pur essendo in regola con gli adempimenti ECM, si vedano cassati dall’elenco per omissioni o ritardi di trasmissione dai provider ad Agenas. Il secondo punto è un altro: la nostra società scientifica sta portando all’attenzione anche di altre istituzioni il problema che i medici competenti sono gli unici professionisti che, se non in regola con i crediti ECM, non possono esercitare la loro attività professionale, e sono l’unica categoria tra le professioni sanitarie, quindi questo ci riporta su un piano diverso che non è pertinente all’accordo».

Ritiene che ci sia meno attenzione riguardo gli altri colleghi?

«Sì, il medico competente per poter esercitare la professione, a parte il possesso del titolo, ovvero la specializzazione o altro titolo equipollente, deve dimostrare di aver conseguito i crediti ECM. Questo vale anche per gli altri professionisti, ma solo i medici competenti, se inadempienti con l’obbligo, possono perdere la possibilità di esercitare la professione. Ecco qual è la differenza».

Quindi, facendo un esempio a caso, è giusto che un cardiologo che non è in regola con la formazione Ecm, continui regolarmente a lavorare?

«Secondo me, se c’è una regola deve valere per tutti gli esercenti la professione, non soltanto per una determinata attività sanitaria».

Riguardo all’accordo, entrando nel merito, sarà utile a snellire le procedure?

«Da un punto di vista procedurale a mio giudizio probabilmente sì, ma come tutti gli accordi sarà solo il tempo a dire se funziona bene. Vorrei ricordare che dopo la pubblicazione del primo elenco relativo all’acquisizione dei crediti per il triennio 2011-2013 abbiamo registrato che tra quei 5mila medici cassati dall’elenco, molti in realtà avevano ottemperato al requisito di acquisizione dei crediti, ma c’era stato un ritardo perché il sistema di raccolta era esclusivamente centralizzato. Quindi probabilmente ora, con una collaborazione con gli Ordini professionali, competenti per territorio, si potrà verificare, in modo più capillare, il possesso dei requisiti o meno».

Ora, dunque, si potrà sapere più velocemente se un medico è aggiornato o meno.

«Certo. Il professionista, contattato dal suo ordine professionale, può dettagliare la frequenza dei corsi, anche quelli più recenti, e fornire, se richiesta, specifica documentazione. Come potrebbe un organo centrale come il dipartimento della prevenzione fare controlli su singoli casi? Chiaramente, il decentramento può essere utile nella misura in cui agevola queste forme di verifica, attraverso gli strumenti e il personale di cui ciascun Ordine dispone».

Ed è quindi su questo piano che vi state muovendo, cercando una soluzione istituzionale. Quale potrebbe essere, avete già un’idea a livello di proposta, una soluzione?

«La soluzione dovrebbe essere quella di equiparare le professioni, e per questo naturalmente noi abbiamo chiesto una serie di incontri, sia al Ministero della Salute, sia alla Commissione nazionale ECM, con la quale vorremmo anche discutere, in modo più ampio, di nuovi strumenti di erogazione di attività formative e di criteri qualitativi della stessa».

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