Cause 24 novembre 2015

Sindacati e categoria sul piede di guerra

Cassi (Cimo): «In un anno non è stato fatto nulla, i ricorsi unica strada». I legali di Consulcesi ne hanno già avviati 5mila. Montemurro (Anaao Giovani): «Nessuna deroga»

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Ho molto timore per quel che accadrà il 26 novembre. La legge è entrata in vigore un anno dopo la sua promulgazione per dare il tempo alle Regioni per riorganizzare i servizi. Ad oggi però possiamo dire che non hanno fatto assolutamente niente».


Riccardo Cassi, presidente di Cimo (il Sindacato dei Medici), è pessimista su quanto avverrà nei prossimi giorni per via dell’applicazione della legge 161/2014 che applica anche per i medici italiani la direttiva europea 2003/88 sugli orari di lavoro. Nulla sembra infatti essere cambiato rispetto ad un anno fa, scoprendo il fianco dello Stato ad una valanga di ricorsi: oltre 5mila, ha annunciato solo qualche giorno fa Consulcesi, realtà di riferimento a livello internazionale nella tutela degli operatori sanitari: «Quella dei ricorsi – spiega ancora Cassi – è una strada che va percorsa se non si trova un riscontro di altro tipo. Per questo Cimo ha fatto una convenzione per dare la possibilità a tutti i medici iscritti di far valere i propri diritti, almeno per quanto riguarda il pregresso».

«Non si è pronti a nulla – fa eco Giacomo Milillo, Segretario Generale Nazionale Fimmg (Federazione Italiana dei Medici di Famiglia) –, purtroppo troppo spesso in Italia vengono scritte leggi che poi non vengono applicate. La società non è composta da soldatini che fanno quello che ordinano i burocrati. Questa non è realtà, ma delirio».

Sulla stessa scia, Domenico Montemurro, Responsabile Nazionale Anaao Giovani, che chiede un «rispetto ferreo delle regole in vigore dal 25 novembre», sia sui «risposi settimanali che, soprattutto, sulla pronta disponibilità e sui turni mattina/notte». E sull’ipotesi di tamponare almeno momentaneamente il problema riccorrendo a contratti flessibili, Montemurro risponde: «Assolutamente no, bisogna essere integerrimi su questo aspetto».

Per il presidente nazionale AAROI-EMAC (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica), Alessandro Vergallo, l’entrata in vigore della legge non può che essere affrontata «con adeguate assunzioni/stabilizzazioni di personale e con una riorganizzazione mirata dei Servizi. Invece assistiamo ad una ripresa del caporalato».

«La convocazione dell’incontro tra Aran e Sindacati per discutere del problema – spiega Giosuè di Maro, Responsabile Emergenza Sanitaria Territoriale – 118 della Cgil Medici – è arrivata a dieci giorni dalla data in cui sarebbe entrata in vigore la nuova normativa sugli orari di lavoro». Un ritardo, quello dello Stato nel mettersi in regola, che proprio per non andare incontro al pericolo rappresentato dai ricorsi «avrebbe dovuto spingere le istituzioni ad intervenire quanto prima su tutto il Servizio sanitario nazionale».

«I medici lavorano troppo e la giurisprudenza è dalla loro parte – commenta infine Consulcesi, facendo riferimento ad una recente sentenza della Cassazione che ha stabilito il risarcimento per diversi medici ospedalieri che avevano lavorato oltre i limiti orari – e la pronuncia della Suprema Corte rappresenta un volano per gli oltre 5mila ricorsi che abbiamo già avviato e per i tanti altri che si stanno aggiungendo in questi giorni: come già successo per gli ex specializzandi, si sta sancendo un nuovo principio di giustizia. Proprio per questo – conclude Consulcesi – stiamo lanciando una nuova azione collettiva con numerosi OMCeO, Enti, Associazioni, Sindacati e Società Scientifiche che hanno convenzionato i loro iscritti: insieme ai nostri 350 avvocati e consulenti legali faremo valere i diritti di migliaia di camici bianchi».

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