Lavoro 27 ottobre 2017

Contratto a rischio, servono 1,3 miliardi. Garavaglia: «Senza risorse si rinvia all’anno prossimo». La rabbia dei sindacati

Anaao: «Senza soldi non si firmano contratti»; Cimo: «Ecco che inizia il ping pong tra le Istituzioni»; FVM: «È dialogo tra sordi, che non sentono malcontento dei lavoratori»

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Il contratto è pronto, ma senza le risorse necessarie rischia di slittare di un anno. È quanto dichiarato da Massimo Garavaglia, Presidente del Comitato di settore Regioni – Sanità al termine della riunione del comitato di settore, spiegando che per il rinnovo dei contratti della dirigenza sanitaria, del comparto e la convenzione servirebbero 1,3 miliardi di euro da stanziare nella Legge di Bilancio. E lancia la palla al Parlamento. «Noi siamo pronti – ha dichiarato Garavaglia -. Dal punto di vista formale è tutto a posto, ma se Governo e Parlamento non fanno una postazione di risorse nel Fondo sanitario nazionale purtroppo si rinvierà tutto all’anno venturo».

Poste dinanzi al rischio di uno slittamento, dopo 8 anni di attesa, del rinnovo del contratto, le sigle sindacali non hanno fatto attendere la loro reazione. A cominciare dall’Anaao (Associazione Medici e Dirigenti del SSN), che ha definito «bellicose» le dichiarazioni di Garavaglia e per la quale «senza soldi non si cantano messe. E nemmeno si firmano contratti di lavoro».

«Colpisce il silenzio della politica – prosegue la nota del sindacato – ancora una volta distratta sulle sorti del patrimonio civile e professionale che le è stato affidato. Il gioco del cerino tra istituzioni va avanti, tra minacce di rinvii della tornata contrattuale all’anno venturo, fidando evidentemente in un colpo di fortuna. La rabbia crescente di chi lavora nella sanità pubblica, destinatario di un malus costituito da impoverimento delle retribuzioni e peggioramento delle condizioni di lavoro a fronte di bonus elargiti a piene mani dalla legge di bilancio 2018, rappresenta una variabile non marginale in una competizione elettorale già iniziata», minaccia l’Anaao.

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Anche la Cimo, per voce del Presidente Nazionale Guido Quici, esprime sconcerto per le affermazioni di Garavaglia: «Ecco che inizia la solita partita a ping pong tra le Istituzioni. La partita su chi concretamente finanzierà il contratto. È vero, le Regioni a statuto ordinario hanno avuto un danno di 604 milioni, il Governo non ha nessuna intenzione di adeguare concretamente il fondo sanitario nazionale a beneficio di una vera riqualificazione e rilancio della sanità pubblica, ma è pur vero – prosegue la nota – che i risparmi regionali, derivanti dall’esodo dei sanitari e dei medici della dipendenza e della convenzionata, sono rimasti nei “forzieri” delle stesse regioni.  E questi soldi si sarebbero dovuti trasformare in risparmi strutturali, ma concedeteci il ragionevole dubbio che non ci siano stati sufficienti accantonamenti per i rinnovi contrattuali o per le assunzioni di personale sanitario. E infatti questo spiegherebbe l’aumento del precariato e l’implementazione dei modelli organizzativi low cost. Da una prima stima elaborata attraverso i dati provenienti dal Conto Annuale 2010-2015 – continua Cimo -, si evidenzia, per i soli medici della dipendenza, una riduzione di 6.980 unità, con un risparmio del costo del lavoro per i dipendenti del Ssn, quantificabile in 2,4 miliardi di euro. Ovviamente occorre aggiungere il 2016, i risparmi derivanti dalla riduzione dei fondi per la dirigenza sanitaria non medica, della medicina convenzionata e di tutta l’area del comparto».

«Se Regioni e Governo non si mettono d’accordo fra loro è estremamente difficile che si riesca a chiudere un contratto nazionale con l’accordo del sindacato», è il commento della Federazione Veterinari e Medici FVM. «Sembra un dialogo tra sordi, che non sentono il malcontento che serpeggia tra i lavoratori», prosegue in una nota. «Noi stiamo aspettando da 8 anni, se le condizioni per aprire la contrattazione non saranno soddisfacenti, diciamo già ai candidati che hanno fretta di chiudere il Ccnl prima delle elezioni che non abbiamo problemi ad aspettare qualche mese in più, aprendo una vertenza proporzionata alle frustrazioni subite dai lavoratori», conclude.

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