Lavoro 11 giugno 2018

«Ho 60 anni e voglio fare il medico». Storia non comune di un aspirante camice bianco…

Marco Platania è iscritto al corso di formazione in medicina generale: «Ero dirigente di un’azienda di ristorazione collettiva, ma voglio arrivare alla pensione da medico di famiglia. È quello che mi interessa fare di più»

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La medicina è una vocazione, che può arrivare a qualunque età. Eppure ci stupiamo quando, ogni settembre, vengono pubblicate le matricole degli iscritti al test di ingresso e, scorrendo le date di nascita dei più adulti, notiamo che ci sono anche ultrasessantenni. «Rubano il posto ai giovani che vogliono veramente intraprendere questa carriera», è la reazione di molti studenti, e di molti genitori, spesso coetanei di questi non più giovanissimi aspiranti medici. Alcuni si iscrivono solo per curiosità o per passione, ma poi c’è anche chi, il medico, lo vuole fare davvero, e insegue semplicemente un sogno che ha da quando è bambino. Come il dottor Marco Platania: 59 anni, si è laureato in medicina tre anni fa e adesso frequenta il corso di formazione in medicina generale.

In realtà si era iscritto alla facoltà alla fine degli anni Settanta, ma poi una serie di eventi lo hanno portato a cambiare radicalmente strada. Era dirigente di un’azienda di ristorazione collettiva, che sapeva presto sarebbe chiusa. Ha deciso quindi di tornare sui libri – «anche perché senza far niente proprio non so stare» – e di continuare a lavorare per raggiungere quel sogno interrotto tanti anni fa ma tenuto sempre in un cassetto. «Voglio arrivare alla pensione da medico di medicina generale. È quello che mi interessa fare di più», ci ha detto quando l’abbiamo incontrato all’Ospedale San Camillo Forlanini di Roma dove, insieme ad un gruppo di ventenni, due volte a settimana frequenta le attività seminariali del corso.

Un corso che frequenta, a differenza dei suoi colleghi, senza percepire alcuna remunerazione: «Ho partecipato al concorso per le 70 borse di studio – spiega il dottor Platania -, ma non sono rientrato tra i vincitori. C’erano però 14 posti in sovrannumero e facendo una domanda alla Regione, che mi ha dato risposta positiva, mi sono potuto iscrivere, però senza borsa di studio. Ma gli obblighi – precisa – sono esattamente gli stessi dei miei colleghi».

Quando gli chiediamo se si ritiene soddisfatto del percorso intrapreso, la risposta è immediata: «Sono molto soddisfatto, anche perché a me serve fare un ripasso. Ho iniziato a studiare anni or sono e quindi alcune materie erano finite nel dimenticatoio. Poi mi sono accorto che la medicina è andata avanti, e io sono un po’ rimasto al medico di base vecchio stampo».

«Quando ho iniziato a studiare medicina – continua Platania – dal medico di base ci si andava solo per farsi fare delle ricette, e questa mentalità ha allontanato molti dalla medicina generale. Il medico di famiglia era visto come un medico di seconda linea, di seconda scelta, quando invece secondo me ha un’importanza primaria, visto che è il primum movens di tutte le altre branche della medicina».

Proprio per superare questa concezione del medico di famiglia come “di serie B” il dottor Platania si dice favorevole alla possibilità di equiparare il corso di medicina generale a una scuola di specializzazione: «Sarebbe una cosa importante e positiva, soprattutto per i medici che verranno a formarsi nel prossimo futuro. In questo modo, per lo meno, la medicina generale verrebbe equiparata ad una specializzazione, perché è una specializzazione, quasi alla pari della medicina interna».

«Sa – dice poco prima di salutarci – ho una figlia iscritta al secondo anno di medicina». «E come ha reagito quando le ha detto che voleva seguire la sua strada?». «Le ho detto “dai che intanto ti faccio strada”. Ognuno – sottolinea sorridendo e allargando le braccia – fa quel che può».

LEGGI ANCHE: I DOLORI DEL GIOVANE MEDICO DI FAMIGLIA: «LA NOSTRA È UNA VOCAZIONE»

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