Formazione 28 luglio 2015

Giovani medici spiazzati dai quesiti del test: «Il Regolamento del MIUR prevedeva tutt’altro» 

Federica Azzolini del Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi racconta a Sanità informazione la sua prima giornata di prove a Campobasso: «Niente caos, ma diverse criticità in tutta Italia»

La prima giornata di prove? Per ora il MIUR non ha mantenuto nessuna promessa». Stremata, dopo una mattinata passata a risolvere i 70 quesiti (comuni a tutte le aree di interesse), Federica Azzolini, portavoce del Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi, non nasconde il suo disappunto. Un sentimento condiviso da molti dei giovani medici che si sono seduti tra i banchi per il secondo concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione. Azzolini racconta la sua prova, svolta a Campobasso, ma riporta anche tante testimonianze giunte al CNAS, e ribalzate anche sulle pagine dei social network, riguardo le criticità riscontrate. «Innanzitutto – spiega – il Ministero della Pubblica Istruzione aveva parlato di un test orientato su domande più attinenti alla professione e quindi con molti casi clinici. E invece tra le domande non ne abbiamo trovato neppure uno. C’erano invece diversi quesiti di statistica, medicina legale e pre-clinica. A me, e a tanti altri colleghi, è apparso chiaro che non c’è stato quel salto di qualità richiesto nella formulazione delle domande, palesemente nozionistiche».

Scorrendo tra le bacheche di Facebook e dei profili Twitter si legge poi di una presenza a macchia di leopardo delle forze dell’ordine, chiamate a presidiare, nonostante gli annunci del MIUR e altre problematiche relative all’assegnazione dei posti: in alcuni sedi casuali, in altre a sorteggio. «Trattandosi di un concorso nazionale – commentano dal CNAS – sarebbe necessario una omogeneità in tal senso».  Sempre restando alle prove non ci sono stati però i disguidi tecnico-informatici dello scorso anno, che avevano generato ricorsi a valanga ed esposto il MIUR a forti critiche. Almeno nella giornata d’apertura, a quanto pare, non ci sono stati episodi particolari.

La selezione, ad ogni modo, deve ancora completarsi: i 13.188 aspiranti specializzandi che stanno partecipando alle prove in tutta Italia (261 sedi , per un totale di 432 aule e oltre 15.652 postazioni elettroniche) saranno impegnati fino a venerdì. In palio ci sono, 6.363 contratti di formazione. Di questi 6.000 sono coperti con fondi statali, 363 da Regioni e altri enti. I contratti a copertura statale sono 1.000 in più rispetto al precedente concorso, ma ancora lontani dal colmare il gap con i candidati effettivi. «Dalle Regioni – conclude Federica Azzolini del CNAS – ci si aspettava uno sforzo maggiore, proporzionato a quello fatto dal MIUR.  Ora siamo concentrati sulle selezioni, ma come fatto nei mesi scorsi, porteremo avanti la nostra battaglia per ottenere uno sforzo sul piano della programmazione che possa dare a chi approccia alla professione un futuro con più garanzie e meno incertezze».

Un obiettivo difficile proprio mentre la sanità si trova al centro di un nuovo piano di riassetto con la scure dei tagli che potrebbe colpire, ancora una volta, duramente. Nonostante questo sono ancora migliaia i giovani che sognano di indossare il camice bianco. Per il concorso delle Specializzazioni resterà deluso uno su due (più di 6mila aspiranti per 13 mila posti: graduatorie dal 6 agoste sul portale www.universitaly.it) a chiusura di un imbuto formativo che si apre dal Numero Chiuso a Medicina. Nonostante i test psico-attitudinali introdotti da quest’anno nelle scuole Superiori, a settembre saranno più di 60mila a cimentarsi nel test d’accesso alla Facoltà di Medicina per guadagnarsi uno dei 9.513 posti disponibili.

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